Doppia mossa per provare a chiudere la vertenza dei Tir. Da un lato far partire subito i soldi che le imprese aspettano da mesi, dall’altro mettere sul tavolo risorse nuove per i rincari d’autunno. È la linea scelta dal governo nell’incontro convocato stamattina in prefettura a Milano, a Palazzo Diotti.
Attorno al tavolo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi, di fronte a tutte le associazioni dell’Albo: da Fai e Anita ad Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fedit, Fiap, fino a Legacoop e Confcooperative.
L’annuncio più atteso riguarda il credito d’imposta sul caro gasolio.
«Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per tutte le domande arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel 2027», ha detto Rixi al termine del vertice.
In mattinata era stato Salvini ad aprire, a Rtl 102.5: «I 430 milioni che sono già a bilancio sono già nel portafoglio. Ci siamo imposti che inizino a essere erogati già da questa settimana, perché molte imprese non possono aspettare».
Secondo quanto riferito dalle sigle presenti, l’operatività è questa: da domani, 21 ottobre, parte il pagamento del 70% del maggior costo carburante sostenuto tra il 1° marzo e il 31 agosto, pari a circa 306 milioni. La quota restante, fino a 437-480 milioni, sarà saldata entro fine novembre, azzerando così tutte le istanze presentate nell’ultima finestra utile del 30 agosto.
Non finisce qui. Il pacchetto annunciato prevede altri 60 milioni per coprire i rincari di settembre e ottobre 2026. La piattaforma per le nuove domande riaprirà il 5 novembre per quindici giorni, con erogazione tra gennaio e febbraio 2027.
Sul tavolo anche due dossier strutturali. Il primo è il Sea Modal Shift, il marebonus: il governo si è impegnato a liquidare le annualità arretrate entro i primi dieci giorni di novembre, con altri 50 milioni previsti per il 2026. Il secondo guarda al futuro: 590 milioni già stanziati per il rinnovo del parco veicolare a partire dal 1° gennaio 2027.
La novità politica è la clausola anti-caro-gasolio. Nel prossimo decreto Infrastrutture, ora all’esame della Ragioneria dello Stato, arriverà un meccanismo automatico di adeguamento delle tariffe di trasporto alle oscillazioni del carburante, sul modello già adottato in Spagna, per rafforzare il surcharge fuel già previsto dalla normativa italiana.
Resta il nodo dei blocchi. La protesta, partita cinque giorni fa e concentrata soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata, sta rallentando la distribuzione con i primi scaffali vuoti segnalati al Sud. Alla vigilia del tavolo, Salvini ha parlato di contatti diretti con le associazioni locali che avrebbero tolto i presidi sull’A1 e su alcune arterie per far passare rifornimenti a negozi, farmacie e supermercati. Un «gesto di disponibilità», lo ha definito.
Nel pomeriggio è previsto un secondo confronto, sempre in prefettura, con i Cobas dell’autotrasporto, fuori dal perimetro dell’Albo e penalizzati anche da un parco mezzi più vecchio, che di fatto li esclude dagli sconti sul gasolio extra-rete. Per loro le associazioni chiedono una moral suasion su Eni e sulle altre compagnie petrolifere.
La posizione dell’esecutivo sui blocchi resta ferma: «Giuste le istanze, però i blocchi non possono essere consentiti sine die», ha concluso Rixi, lasciando intendere che la partita, se il fermo non dovesse rientrare, potrebbe passare al Viminale.
Per ora il dialogo riparte. Le associazioni hanno valutato positivamente la ripresa del confronto, ma la prova sarà sull’attuazione. Appuntamento fissato per il 27 ottobre, di nuovo a Milano, per verificare il rispetto degli accordi.
