AttualitàSanitàTerritorio

Alzheimer: a San Giovanni Rotondo la cura parla una lingua nuova, tra scienza e calore umano

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Nei corridoi di Casa Sollievo della Sofferenza si è accesa una nuova luce. Non è solo quella delle tecnologie all’avanguardia, ma quella della speranza per migliaia di famiglie che ogni giorno combattono contro i ricordi: l’Alzheimer.

In Italia, questa patologia tocca la vita di oltre un milione di persone; una marea silenziosa che solo in Puglia conta 70.000 pazienti. Ma oggi, l’unità di neurologia di San Giovanni Rotondo ha deciso di rispondere con un modello di cura che mette al centro non solo il malato, ma la persona nella sua interezza.

E’ in arrivo la terapia con Donanemab, un anticorpo monoclonale innovativo. A differenza dei trattamenti del passato, questa molecola non si limita a gestire i sintomi, ma va all’attacco della proteina beta-amiloide, considerata la principale responsabile della degenerazione dei neuroni.

I primi due pazienti hanno già ricevuto la prima infusione endovenosa con risultati incoraggianti, nessuna reazione avversa e un percorso che prosegue con fiducia. Il protocollo è rigoroso e prevede infusioni mensili, accompagnate da un monitoraggio costante tramite risonanze magnetiche (RMN) per verificare, passo dopo passo, la “pulizia” del cervello dalle placche amiloidi.

La medicina da sola non basta. La vera forza del modello scelto dall’ambulatorio per i disturbi cognitivi — guidato da Raffaella Latino sotto la direzione di Giuseppe d’Orsi — risiede nell’integrazione.

Curare l’Alzheimer oggi significa guardare a 360 gradi, includendo riabilitazione neuro-cognitiva per tenere allenata la mente; riabilitazione motoria perché il corpo e il cervello camminano insieme; counseling dietologico al fine di combattere la neuroinfiammazione anche a tavola.

Dai dati raccolti dopo 18 mesi di osservazione emerge che combinare i nuovi farmaci con uno stile di vita riabilitativo permette di “cronicizzare” la malattia, rallentandone la corsa e regalando tempo prezioso e qualità della vita ai pazienti e ai loro cari.

Sotto la spinta della direzione scientifica, l’ospedale di San Pio sta diventando un vero hub di eccellenza. Qui, neurologi, geriatri, psicologi e genetisti lavorano fianco a fianco. Grazie a esami avanzati come la PET e le analisi del liquor, la diagnosi non è più un’ipotesi, ma una certezza su cui costruire un progetto di cura su misura.

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]