Allargamento UE: la Puglia rischia di perdere il 31% dei fondi europei

BRUXELLES – «L’allargamento dell’Unione europea non può trasformarsi in un danno per la Puglia. Secondo un recente studio indipendente del Centro Europa Ricerche, con l’ingresso di nuovi Stati membri la nostra Regione rischierebbe di perdere il 31% delle risorse europee che oggi riceve attraverso i fondi di coesione. Un dato che impone una riflessione seria prima di accelerare il processo di adesione di nuovi Paesi all’Unione».

Lo dichiara l’europarlamentare pugliese del Movimento 5 Stelle Valentina Palmisano, commentando l’apertura delle conferenze di adesione per Ucraina, Moldavia, Montenegro e Albania, il cosiddetto “Super Tuesday” dell’allargamento.

«Non siamo contrari all’allargamento dell’Unione europea – precisa Palmisano – ma non possiamo ignorare le conseguenze che questa scelta potrebbe avere sui territori che oggi beneficiano maggiormente delle politiche di coesione. Per la Puglia quei fondi rappresentano una leva strategica per finanziare infrastrutture, innovazione, ricerca, sostegno alle imprese, occupazione e sviluppo locale. Ridurre queste risorse significherebbe penalizzare una Regione che ha ancora bisogno di colmare importanti divari economici e sociali rispetto ad altre aree d’Europa.»

Secondo lo studio, oltre alla Puglia sarebbero fortemente penalizzate anche Campania (-32%), Sicilia (-29%), Calabria, Basilicata, Molise e Abruzzo, mentre la Sardegna arriverebbe a perdere il 58% delle risorse attualmente ricevute.

«Prima di procedere con nuovi ingressi – conclude Palmisano – l’Europa deve garantire che nessuna Regione venga lasciata indietro. Servono adeguate misure di compensazione e una revisione del bilancio europeo che impedisca di scaricare il costo dell’allargamento sui territori più fragili. La Puglia non può pagare il prezzo di scelte geopolitiche senza le necessarie tutele. Continueremo a difendere gli interessi della nostra Regione perché i fondi di coesione rappresentano uno dei principali strumenti attraverso cui l’Europa riduce le disuguaglianze e sostiene la crescita dei territori. L’allargamento deve rafforzare l’Unione, non creare nuove disparità tra i suoi cittadini.»

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