SAN GIOVANNI ROTONDO – Arriva una svolta giudiziaria significativa nel caso dell’aggressione omofoba avvenuta nella notte tra il 10 e l’11 agosto 2024 a San Giovanni Rotondo. Il tribunale ha condannato l’aggressore maggiorenne a 3 anni e 10 mesi di reclusione, riconoscendo l’aggravante della matrice omofoba: un passaggio ritenuto raro e rilevante nel panorama giuridico italiano, soprattutto nel Sud.
La vittima, Michel, fu brutalmente picchiata da due persone – una maggiorenne e una minorenne all’epoca dei fatti – mentre veniva insultata con espressioni discriminatorie legate al suo orientamento sessuale. L’aggressione, interrotta solo grazie all’intervento di un passante, lasciò il giovane privo di sensi e con gravi ferite.
Secondo quanto ricostruito, l’episodio non fu casuale ma motivato da odio: gli aggressori avrebbero provocato Michel con frasi esplicitamente omofobe prima di passare alla violenza. Nel corso del processo sono state riconosciute anche altre aggravanti, tra cui la minorata difesa – per aver agito di notte e in un luogo isolato – e il coinvolgimento di un minorenne.
Determinante è stato il riconoscimento dell’articolo 604 ter del codice penale, applicato alla discriminazione omofoba in assenza di una normativa specifica, come quella prevista dal ddl Zan mai approvato. Un precedente che assume un forte valore simbolico e giuridico.
Fondamentale, in questi due anni, il supporto dell’associazione Koll.Era APS e del Cassero LGBTQIA+ di Bologna, che hanno affiancato Michel sia sul piano umano che legale. La sentenza rappresenta un risultato importante, ma le realtà coinvolte sottolineano come la risposta alla violenza non possa esaurirsi nei tribunali: resta centrale il lavoro culturale e sociale per prevenire discriminazioni e costruire comunità più inclusive.
