Acqua, Coldiretti Puglia: «Servono nuovi invasi, non basta la pioggia per fermare l’emergenza»

In appena sette giorni la Puglia ha perso 12,66 milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi

BARI – Nonostante gli invasi pugliesi siano pieni al 77% grazie alle abbondanti piogge dell’inverno e della primavera 2026, in appena una settimana sono andati persi 12,66 milioni di metri cubi d’acqua. Un dato che, secondo Coldiretti Puglia, conferma la necessità di accelerare la realizzazione di nuove infrastrutture idriche e di ammodernare una rete che continua a disperdere una parte significativa della risorsa.

Il tema è stato rilanciato in occasione dell’Assemblea nazionale dell’ANBI, dove il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha sottolineato come l’Italia debba passare dalla gestione dell’emergenza a una programmazione strutturale, puntando su nuovi invasi, sistemi di accumulo e sulla riduzione delle perdite della rete.

Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’ANBI, le elevate temperature stanno già riducendo le riserve, nonostante il recupero di circa 76 milioni di metri cubi negli invasi della Capitanata rispetto alla fine del 2025. Anche gli invasi della Basilicata mantengono livelli superiori a quelli dello scorso anno, pur registrando un fisiologico calo dovuto al caldo e all’aumento dei consumi irrigui.

Per il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, le piogge del 2026 hanno rappresentato un’opportunità, ma i cambiamenti climatici impongono di trattenere l’acqua quando è disponibile, attraverso il completamento degli invasi programmati e il potenziamento delle infrastrutture.

Sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, che evidenzia come il problema non sia solo la scarsità d’acqua, ma anche la difficoltà del sistema nel conservare le precipitazioni più intense. Da qui l’appello a rendere rapidamente cantierabili le opere già progettate, migliorare l’efficienza della rete e garantire risorse idriche sufficienti per agricoltura, cittadini e imprese anche nei periodi di maggiore stress climatico.

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