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Accensione del riscaldamento: Puglia divisa in 3 zone

Ora che siamo entrati ufficialmente in autunno, e che l’inverno è vicino, è tempo di rispolverare i cappotti e di fare anche alcune valutazioni importanti. Si fa riferimento soprattutto al riscaldamento domestico, anche per via del fatto che il governo ha varato un decreto finalizzato al contenimento dei consumi di gas.

Tale provvedimento prevede la suddivisione dell’Italia in 6 zone, e un nuovo calendario di accensione dei riscaldamenti, per contrastare gli aumenti in bolletta e la crisi energetica. Vediamo di approfondire questo tema.

Le zone climatiche in Puglia

Come anticipato poco sopra, sulla base del decreto del governo, l’Italia è stata suddivisa in 6 zone distinte per stabilire le tempistiche relative alle accensioni e alle temperature del riscaldamento. Per fortuna, online è possibile trovare diverse guide sulle zone climatiche italiane, che forniscono informazioni essenziali per i cittadini alla ricerca di chiarimenti in merito a queste novità.

Per quel che riguarda la Puglia, questa regione è stata suddivisa in 3 aree: C, D ed E, in base ai diversi comuni. Un caso particolare è rappresentato da Foggia, che in base alle diverse province è l’unico comune che presenta 3 zone climatiche differenti.

Ci sono altre informazioni interessanti da scoprire. Per fare un primo esempio concreto, per via del decreto appena citato i riscaldamenti resteranno accesi per 15 giorni in meno, se si fa un confronto con la stagione 2021. Inoltre, le temperature verranno abbassate di 1 grado, come sempre nell’ottica di risparmiare sui consumi.

L’unica provincia pugliese che potrà anticipare l’accensione dei riscaldamenti è Foggia, con data 8 novembre. Tutte le altre province in Puglia partiranno dal 22 novembre e spegneranno i termosifoni il 23 marzo.

La parola agli esperti: un inverno più mite?

Nonostante vi siano molte preoccupazioni relative a quest’inverno, dovute al caro prezzi del mercato energetico e alle bollette delle utenze domestiche, le previsioni di Copernicus potrebbero far tirare un sospiro di sollievo agli italiani. Pare infatti che l’Europa si appresterà a vivere un inverno più mite, se si fa un confronto con lo scorso anno e con le prime previsioni relative alle temperature di inizio 2023.

Il mese più freddo dovrebbe essere dicembre, ma si tratta di un piccolo sacrificio da mettere in preventivo. Gennaio e febbraio, invece, dovrebbero presentare delle temperature decisamente più accettabili, soprattutto nelle regioni del Sud Italia.

Non si tratta comunque di dati certi: sempre in base alle informazioni rilasciate da Copernicus, le probabilità di affrontare un inverno più mite oscillano intorno al 50% o 60%. Su dicembre, invece, ci sono ben pochi dubbi: la probabilità di un mese più freddo è stimata all’80%. Queste percentuali tengono ovviamente conto del fenomeno de La Niña, che quest’anno è stato particolarmente intenso e avrà ripercussioni sul clima europeo nei prossimi mesi.

Tuttavia, i paesi del Sud Europa dovrebbero accusare in misura inferiore questo evento. Ovviamente, come sempre, l’unico modo per avere certezze è attendere, tenendo sotto controllo il termometro e intervenendo per affrontare al meglio la stagione invernale.

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Redazione

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