Crediti: Vulturenews

Il 23 luglio 1930 il terremoto del Vulture che devastò Rocchetta Sant’Antonio

Una triste pagina della storia di Rocchetta

Foggia Reporter

Il 23 luglio 1930 vi fu il terribile terremoto dell’Irpinia e del Vulture, un sisma di magnitudo momento 6,7 con epicentro in Irpinia, tra Lacedonia e Bisaccia. Quel fortissimo terremoto devastò Rocchetta Sant’Antonio, allora provincia di Avellino.

Il violento terremoto prese anche il nome dal monte Vulture, alle cui pendici si verificarono ingenti danni, e comunque colpì diffusamente la Basilicata, la Campania e la Puglia, provocando i suoi brutali effetti distruttivi nell’area appenninica compresa fra le province di Potenza, Matera, Avellino, Benevento e Foggia.

Secondo le stime ufficiali dell’epoca il numero delle vittime del terrmoto ascese a 1404, i feriti 4624, i senzatetto circa 100.000. Una triste pagina per la storia di Rocchetta Sant’Antonio, uno dei paesi più colpiti dalla violenza del sisma.

Le conseguenze del sisma furono aggravato dalla scarsa qualità dei materiali usati per le costruzioni e dalle scadenti caratteristiche dei terreni su cui sorgevano gli abitati.

Mussolini dopo aver saputo del disastro convocò il ministro dei Lavori Pubblici, Araldo di Crollalanza e gli affidò in toto l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza fu ministro dal 1930 al 1935, successivamente divenne presidente dell’Opera nazionale combattenti, e legò il suo nome alla bonifica dell’Agro Pontino.

Si racconta che a soli tre mesi dal sisma, il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni.

Per i senzatetto, invece, furono allestite delle tende poiché il regime scelse di non costruire baracche, affermando di voler risolvere l’emergenza abitativa in maniera definitiva. Si decise quindi di costruire le cosiddette “casette asismiche” che sarebbero dovute essere pronte per l’ottobre del 1930.

I ritardi nei lavori spinsero però i prefetti a sollecitare l’intervento del governo che permise la costruzione di mille baracche e intensificò i lavori di ricostruzione ultimando 961 casette alla fine d’ottobre, con una spesa lievitata a 68 milioni di lire.