Il 20 agosto 1897 viene giustiziato l’anarchico foggiano Michele Angiolillo

Cuba e Porto Rico devono a lui la loro lIbertà

Foggia Reporter

Foggia – Oggi, il 20 agosto 1897, veniva giustiziato il foggiano Michele Angiolillo, fu condotto nel cortile del carcere di Vergara per essere giustiziato con la garrota.

Michele Angiolillo è stato un anarchico italiano autore, l’8 agosto 1897, dell’assassinio del presidente del consiglio spagnolo Antonio Cánovas del Castillo nella stazione termale di Sant’Aguida. A lui, Cuba e Porto Rico devono la loro libertà.

Il giovane anarchico uccise a sangue freddo, con diversi colpi di pistola, il primo ministro spagnolo, ritenuto il mandante politico di un grave attentato avvenuto l’anno precedente, il sette giugno 1896 a Barcellona, sulla collina di Montjuich, durante la processione del Corpus Domini e in cui erano morte moltissime persone, fra anarchici, socialisti e repubblicani di cui diversi italiani.

Nel luglio 1897, il giovane foggiano che a quel tempo si era stabilito a Parigi, si trasferisce prima a Bordeaux e poi a Madrid dove, spacciandosi per un giornalista, ottine notizia sul Canovas che si trova, per cure, alle terme di Santa Agueda nei Paesi Baschi.

Il 4 agosto 1897 Angiolillo arriva a Santa Agueda e si registra alle terme con il nome di Emilio Rinaldi, cittadino italiano di 26 anni. Qui scruta i movimento del ministro spagnolo e l’8 agosto sceglie di compiere il gesto estremo.

Il giovane foggiano dopo aver ucciso il ministro spagnolo non scelse la fuga, si fece arrestare e giustiziare. All’epoca alcuni raccontarono che ebbe un brevissimo dialogo con la moglie dell’ucciso.

Questa avrebbe gridato al foggiano “Assassino! Assassino!” e, sempre secondo le stesse fonti, lui gli avrebbe risposto “Pardon, madame. Io rispetto te come signora, ma mi dispiace che tu sia moglie di quell’uomo”.

Rinchiuso nel carcere di Vergara venne interrogato a lungo dal giudice istruttore che riuscì a risalire alla sua vera identità grazie al riconoscimento da parte di un agente italiano e a documenti giunti dall’Italia sul conto del foggiano.

Dal carcere di Vergara il foggiano esclamò: “Signori, voi non avete dinanzi un assassino, ma un giustiziero”. Dopo un breve processo venne condannato alla pena capitale.

Poco prima di essere giustiziato, l’anarchico foggiano urlò: “Germinal!” (riferimento al romanzo di Émile Zola e al mese primaverile del calendario rivoluzionario francese, visto come la rinascita dei fermenti di ribellione). Angiolillo aveva poco più di ventisei anni. Dopo l’esecuzione il suo corpo fu gettato in una fossa comune.

Fonte: Alberto Mangano