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Viale Giotto, vent’anni e sembrano ieri

Vent'anni da quel terribile giorno

Foggia – Vent’anni e sembrano ieri, e Foggia ricorda, e piange, ma vive.

19 secondi della nostra vita che si sono sbriciolati con i nostri cari. Quelle colonne di grigia polvere acre, che ha imbiancato i nostri volti, le nostre labbra paralizzate all’orrendo scenario cui non potevamo far nulla, otturando le narici inumidite dalle lacrime, ritornano in mente come fantasmi intrappolati da quel fragile cemento.

Sembra ieri, appunto, quando alle ore 03 e 12 minuti Foggia è stata ferita indelebilmente, dilaniata per la seconda volta dopo i bombardamenti. Ognuno di noi quell’11 novembre del 1999 ha perso qualcuno, anche qualcosa, soprattutto un parente o un amico o un conoscente. L’ha pianto.

Il ricordo è vivido, lacera il cuore di ogni foggiano straziato per sempre.  L’inferno salì in Terra, portando la morte. Lamenti, urla, sangue, corpi martoriati tra lamiere contorte e fiamme gialle pallide, azzurre, blu e viola, di gas assassini, si mescolavano alle grida di chi a mani nude cercava una vita da salvare e alle continue e assordanti sirene di ambulanze che affollavano viale Pinto e a quelle dei Vigili del Fuoco giunti da ogni dove.

Un ricordo che ci induce a visitare quella piazza, che ci porta al cimitero per osservare dove son sepolti i 67 Angeli di Viale Giotto. Bambini, giovani, donne e uomini ricordati da 67 camelie che a novembre fioriscono come anime candide, che rivivono al civico 120.

Vent’anni e le unghie di molti noi sembrano ricordare quelle terribili e interminabili ore, alla ricerca di sopravvissuti, sporche di terra, doloranti e sanguinanti, desiderose di rubare alla morte anche una vita inconsapevole di quell’errore umano. Guardi la piazza e ricordi le macerie. E la mente ritorna a quel tempo; è inevitabile.

È come un film che ti rimane impresso, dove le scene più cruente sovrastano quelle più dolci, le stesse che ti martellano la testa, che a volte ti fa impazzire perché eri lì e non potevi far più nulla. Ti sforzi di pensare ad altro, ma i volti di chi quel giorno ha marcato le nostre menti, quelli che scavavano con le mani e di chi cercava un sospiro e un lamento, si rincorrono nei ricordi, gli stessi di corpi martirizzati, mutilati, inermi. Non puoi farne a meno.

Poi osservi il grande bronzeo cuore e leggi i nomi dei 67 Angeli, e ti vien in mente un parente, un amico, un conoscente. Le lacrime ti ribagnano quelle narici e quelle labbra vent’anni fa impolverate e paralizzate, che oggi si chiedono «perché?», che gridano ancora giustizia.

Ma bisogna andar avanti. La vita continua. E con essa la memoria, per non dimenticare, perché erano, sono e rimarranno nostri fratelli e nostre sorelle, 67 Angeli, quelli di Viale Giotto.

A cura di Nico Baratta

Categorie: Cultura e territorio