ROMA – Il rapporto ANVUR 2026 ( Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) evidenzia un’università italiana in crescita, ma segnata da forti squilibri territoriali, soprattutto a danno del Mezzogiorno e, di riflesso, anche della Puglia.
Gli iscritti superano i 2 milioni (+16,9% dal 2018), ma questa crescita non è uniforme: mentre nel Nord circa l’80% degli atenei aumenta gli studenti, nel Mezzogiorno quasi la metà (48%) perde iscritti. Un dato che conferma la difficoltà strutturale del Sud nel trattenere i giovani.
Ancora più significativo il dato sulla mobilità: nel Mezzogiorno quasi 1 studente su 2 delle magistrali studia fuori regione, contro oltre il 70% che resta nel Centro-Nord. L’università continua quindi a spingere i giovani meridionali – e pugliesi – verso altre aree del Paese.
Anche sul piano internazionale il divario è netto: solo il 9,9% degli studenti stranieri sceglie atenei del Sud, a fronte di percentuali molto più alte nel Nord e nel Centro. Questo limita ulteriormente l’attrattività del sistema universitario meridionale.
Infine, i finanziamenti crescono meno nelle aree più deboli: mentre al Nord aumentano oltre il 30%, nel Sud e nelle isole si fermano intorno al +15,9%.
In sintesi, il sistema universitario cresce, ma viaggia a due velocità: il Mezzogiorno – e quindi anche la Puglia – resta indietro, tra perdita di studenti, minore attrattività e risorse più limitate.
