FOGGIA – I consiglieri comunali di Civica Italia a Palazzo di Città, Pasquale Cataneo, Raffaele Di Mauro, Giuseppe Mainiero, Franco Nunziante e Marco Pellegrino, contestano con forza l’enfasi che ha accompagnato l’annuncio dei nuovi collegamenti ferroviari diretti tra Puglia e Campania, in partenza dal 1° luglio 2026. Secondo gli esponenti del gruppo consiliare, i due treni giornalieri previsti tra Lecce e Napoli, con tempi di percorrenza vicini alle cinque ore, rappresentano l’ennesima dimostrazione del ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.
Nel comunicato viene evidenziato il confronto con la tratta Roma-Milano, lunga quasi quanto la Lecce-Napoli, dove si registrano oltre cento collegamenti al giorno e tempi di viaggio inferiori alle tre ore. Una disparità che, secondo Civica Italia, certifica l’esistenza di “due Italie”: una moderna e connessa, l’altra ancora penalizzata da servizi insufficienti e costosi.
I consiglieri puntano il dito anche contro il mancato completamento degli interventi previsti dal Contratto Istituzionale di Sviluppo Napoli-Bari, sottolineando come, a quasi quattordici anni dalla sua sottoscrizione, molte opere siano ancora incomplete. Emblematico il caso della stazione Alta Velocità di Foggia, considerata un’infrastruttura strategica capace di ridurre sensibilmente i tempi di percorrenza per milioni di utenti, ma ancora priva di un cantiere operativo.
Secondo Civica Italia, la mancata realizzazione della stazione rappresenta una grave occasione persa, aggravata dal fatto che l’attuale riduzione del traffico ferroviario sulla linea interessata avrebbe consentito di accelerare i lavori e contenere i costi.
Nel mirino finisce anche la politica locale, accusata di concentrarsi su crisi e dinamiche interne anziché sulle grandi questioni strategiche per il territorio. Per i consiglieri, il futuro di Foggia e dell’intero Mezzogiorno passa attraverso infrastrutture moderne e collegamenti efficienti, mentre il rischio è quello di continuare a subire ritardi che frenano sviluppo economico, mobilità e competitività. “Il Sud – concludono – non può più attendere i tempi della burocrazia e delle crisi di palazzo”.
