FOGGIA – Il Gruppo Consiliare di Fratelli d’Italia – con Amorese, Accettulli, Soragnese e Fusco – esprime piena solidarietà ai residenti del quartiere Ordona Sud e alle famiglie che, attraverso una petizione formale, hanno manifestato la propria contrarietà al progetto denominato “Stazione di Posta”: l’iniziativa che prevede la trasformazione dei locali dell’ex scuola comunale Arpi in una struttura con dieci posti letto e trenta pasti giornalieri per persone in condizioni di fragilità sociale, finanziata con circa un milione di euro di fondi PNRR.
“Il tema non riguarda la legittimità della solidarietà sociale né la destinazione delle risorse europee in sé – scrivono i consiglieri di FDI – ma il metodo con cui l’Amministrazione comunale ha gestito l’intera vicenda. Si assuma tutta la responsabilità perché si poteva agire in tempo con la delocalizzazione del progetto e con un adeguato confronto con il territorio. Invece il campo largo ha preferito agire senza ascolto preventivo e senza quella trasparenza che i cittadini meritano quando si interviene con fondi pubblici nel cuore di un quartiere residenziale”.
“Nella seduta di ieri del Consiglio Comunale – continua la nota di Fratelli d’Italia – la maggioranza ha presentato una mozione con la quale intende dare mandato alla Sindaca per avviare un’interlocuzione con il Ministero del Lavoro al fine di valutare una possibile riconversione della destinazione d’uso della struttura. Una mozione farsa che vuole nascondere l’inadeguatezza politica della maggioranza. Il Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ritiene tale strumento del tutto inadeguato alla situazione. I tempi tecnici imposti dal cronoprogramma PNRR rendono di fatto impraticabile qualsiasi modifica sostanziale al progetto. La scadenza dei fondi PNRR è stata prorogata al 30 giugno 2026 e avanzare oggi una richiesta di riconversione al Ministero significa, con ogni probabilità, ottenere un diniego e lasciare i cittadini esattamente dove si trovano – con i lavori in corso e senza risposte concrete. La mozione appare – continuano i consiglieri – più una risposta di facciata alle legittime preoccupazioni dei residenti che un atto politico capace di produrre effetti reali. Un’Amministrazione all’altezza del proprio ruolo avrebbe dovuto affrontare questa questione nelle sedi opportune e nei tempi utili, non attendere la pressione popolare per intervenire con strumenti che, nei fatti, non cambieranno nulla”. (foto Google maps)
