FOGGIA – Una struttura mafiosa ancora pienamente operativa, capace di continuare a gestire traffici illeciti, estorsioni, reati predatori e tentativi di infiltrazione nell’economia legale anche con alcuni esponenti già detenuti. È il quadro emerso dall’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato all’arresto di sei persone di Foggia, ritenute appartenenti alla batteria Sinesi-Francavilla della Società Foggiana.
Tra gli indagati figurano due fratelli considerati dagli investigatori ai vertici dell’organizzazione criminale, che avrebbero continuato a dirigere le attività del clan nonostante fossero sottoposti agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, i due avrebbero mantenuto contatti costanti con l’esterno attraverso lettere e telefoni cellulari clandestini, utilizzati per comunicare con altri affiliati detenuti negli istituti penitenziari di Siracusa, Lanciano, Terni e Palermo.
Uno degli arrestati è inoltre accusato di aver utilizzato nel 2021 un telefono cellulare introdotto illegalmente nel carcere di Tolmezzo per mantenere attivi i collegamenti tra il clan Sinesi-Francavilla e il clan Li Bergolis del Gargano, garantendo così la continuità delle attività criminali nonostante la detenzione dei vertici delle organizzazioni.
Al centro delle indagini vi sarebbe anche una presunta operazione di riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti. Secondo gli inquirenti, circa 600 mila euro provenienti da attività criminali sarebbero stati investiti tra il 2012 e il 2013 nel settore edilizio attraverso un imprenditore foggiano, con l’obiettivo di favorire l’ingresso della criminalità organizzata nel tessuto economico legale.
L’inchiesta avrebbe inoltre documentato tentativi di mediazione nella gestione della piazza di spaccio di Vieste. Uno degli indagati avrebbe promosso un accordo finalizzato a tutelare gli interessi del clan Li Bergolis, prevedendo il versamento di 10 mila euro al mese per l’utilizzo del mercato locale della droga.
Un contributo determinante alle indagini sarebbe arrivato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Ciro e Giuseppe Francavilla che, dall’inizio del 2024, hanno fornito agli investigatori elementi sui nuovi assetti della criminalità organizzata foggiana, sui rapporti tra i diversi gruppi mafiosi e sui tentativi di infiltrazione nell’economia del territorio.
L’operazione conferma, secondo gli investigatori, la persistente capacità della Società Foggiana di mantenere una struttura organizzata e ramificata, capace di operare su più fronti e di conservare collegamenti tra esponenti detenuti e affiliati attivi sul territorio.
