Sindacato, Pierluigi Di Stasio nuovo segretario generale della Filcams Cgil di Foggia

FOGGIA – L’assemblea generale della Filcams Cgil di Foggia ha eletto Pierluigi Di Stasio nuovo segretario generale della categoria delle lavoratrici e dei lavoratori del terziario. Succede ad Angela Villani, giunta a fine mandato. Di Stasio, 33 anni, laureato in Scienze dei servizi giuridici, ha iniziato giovanissimo la sua attività di militanza e impegno nella Cgil, dapprima con il sindacato di strada della Flai, quindi collaborando come operatore fiscale e poi con il Patronato Inca. Nel 2017 l’esperienza alla guida del Nidil della Camera del Lavoro Territoriale, la categoria dei lavoratori atipici. Nel 2018 l’elezione nella segreteria provinciale della Filcams.

All’assemblea ha partecipato il segretario generale della Cgil di Foggia, Gianni Palma, che ha rivolto l’augurio di buon lavoro al neo eletto, “a conferma di un investimento su un gruppo dirigente giovane, che ha solide radici di impegno e valoriali nella nostra organizzazione, per un settore complicato, che abbraccia più contratti e attraversato da precariato, negazione di diritti, bassi salari. La confederazione sarà sempre al fianco delle categorie nell’impegno per far crescere la nostra rappresentanza sindacale e migliorare le condizioni di lavoratrici e lavoratori”.

Nella suo intervento Di Stasio ha ringraziato per la fiducia accordata, sottolineando come “I settori di cui ci occupiamo come Filcams Cgil non sono comparti astratti dell’economia: sono il motore pulsante quotidiano di questa provincia, una realtà caratterizzata dalla continua apertura di grandi ipermercati nel commercio e da una fitta rete di piccole e medie imprese nei servizi, nel turismo e della ristorazione. In questo scenario, purtroppo, si annidano spesso le forme più insidiose di sfruttamento e precarietà: contratti flessibili, voucher, contratti a chiamata e a tempo determinato, falsi part-time e un pesante dumping contrattuale alimentato dall’applicazione di contratti pirata, privi di quattordicesima e di tutele economiche e normative”.

“Abbiamo come Segreteria l’impegno di unire i lavoratori parcellizzati dello stesso settore e i lavoratori di settori e categorie diverse, connettendo chi opera negli appalti dei servizi esternalizzati con i dipendenti diretti. Penso, ad esempio, alla connessione dei lavoratori diretti Tamma,  grande pastificio foggiano ed iscritti Flai, con i quali vi è ad oggi un confronto costante per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, che incidono contemporaneamente oltre che su loro anche ai lavoratori dei nostri settori che operano negli appalti delle pulizie, del magazzino e del facchinaggio. O ancora, penso ai lavoratori del servizio antincendio del nostro aeroporto Gino Lisa, interconnessi in un processo di crescita dello scalo con i lavoratori dei trasporti e della Funzione Pubblica, come i Vigili del Fuoco. Tutti i servizi negli appalti hanno una connessione diretta con l’occupazione principale: basti pensare alle mense, alle pulizie e alla vigilanza all’interno degli ospedali. L’ospedale è l’emblema di come, in uno stesso sito produttivo, circolino lavoratori di tanti settori differenti, ma tutti profondamente connessi. La nostra categoria è legata a doppio filo alle altre strutture della nostra organizzazione”.

E allora occorre essere in campo perché “la lotta per la dignità del lavoro non si combatte solo nei campi contro il caporalato agricolo; si combatte anche negli appalti e nei subappalti di tutti i nostri comparti: pulizie, vigilanza, ristorazione. Lo sfruttamento lo ritroviamo nei turni infiniti del turismo stagionale, nelle 12 ore consecutive della vigilanza privata, nelle paghe povere dei contratti pirata e dei part-time involontari. Lo troviamo in tutti i nostri 25 settori contrattuali di rappresentanza: dal portierato di fabbricati ai saloni di acconciatura ed estetica, dagli studi professionali alle farmacie private — dove operano addetti altamente qualificati senza il giusto riconoscimento — fino al lavoro domestico con colf e badanti. Il caporalato, oggi, non indossa solo gli stivali sporchi di terra; indossa anche la giacca e la cravatta delle grandi multinazionali. Cambia forma, ma rimane sfruttamento. Per quanto mi riguarda, è un caporale qualsiasi datore di lavoro che impone turni da 12 ore; è un caporale chi disattende le norme sulla sicurezza e sulla prevenzione della salute.. È qui che deve scattare, con forza e unità, il nostro intervento e la nostra risposta”.

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