Un’altra giovane donna ha perso la vita per mano del suo ex fidanzato. E’ successo ancora una volta, questa volta a Firenze, vittima una 45enne pugliese, originaria di Squinzano. All’indomani di episodi del genere si fa sempre un gran parlare condannando il turpe episodio, come è giusto che sia.
Ma a volte è necessario spostare l’attenzione dal fatto all’antefatto. Chiedersi-ad esempio- qual è il terreno sul quale maturano i comportamenti che poi sfociano in atti violenti e sopraffattori nei confronti delle donne.
Senza andare troppo lontano, osservando il mondo dei nostri figli e nipoti, potremmo cogliere segnali decisamente inquietanti.
La cultura maschilista e sessista nelle giovani generazioni fa paura.
Comportamenti così anacronistici non appartengono ad un passato lontano, quando i ragazzi erano chiusi tra quattro mura e imparavano l’amore dai modelli familiari che si ritrovavano davanti.
Oggi ci sono ragazzine vessate e rimproverate per aver messo un like ad un post pubblicato da un amico.
I social rendono tutto meno controllabile, e così anche la gelosia e il senso di possesso perdono i confini. Passando addirittura come legittimi e giustificati dall’amore.
Il rischio esiste, ed è concreto. Con il tempo tali modi di fare diventano socialmente tollerati, anzi assurgono a parametri in base ai quali “misurare” un sentimento.
“Se lui è geloso significa che ci tiene a me, quindi mi ama”, è la trappola in cui cadono tante, troppe adolescenti, convinte che i rimproveri per una gonna troppo corta o per un sorriso ad un amico siano prove di amore inconfutabili.
A volte i mostri sono più vicini di quanto si pensi. E se anche non arrivano ad uccidere, possono rovinare la vita spezzando sogni e desideri tipici di una giovinezza che non torna più.
L’educazione sentimentale ed emotiva dei nostri ragazzi non è un’optional. Andrebbe introdotta nelle scuole, affinchè possano imparare a gestire l’amore impedendo che sfoci in un arido senso di possesso.
