Categorie: Salute e Benessere

Terapie personalizzate per le sei diverse forme del morbo di Alzheimer

Terapie personalizzate per guarire dall'Alzheimer: è la nuova prospettiva emersa da uno studio che ha identificato sei diverse forme del morbo

Anche il morbo di Alzheimer ha delle variazioni, proprio come alcuni tumori: fino ad ora ne sono state identificate almeno sei le quali differiscono, l’una dalle altre, sia per i sintomi che per le caratteristiche biologiche. Così adesso si studia per mettere a punto delle terapie personalizzate per guarire dal morbo che intacca la memoria: è la nuova prospettiva emersa da studio, a cura dei ricercatori della Washington University. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Molecular Psychiatry.

Cos’è il Morbo di Alzheimer?

La patologia neurodegenerativa più conosciuta al mondo, è una malattia progressiva ed irreversibile che intacca il cervello. Si manifesta prevalentemente nei soggetti anziani, rappresentando la più comune forma dei demenza che porta ad una progressiva perdita delle funzioni cognitive, influendo di fatto sulle capacità di una persona di portare a termine le più semplici attività quotidiane dal momento che colpisce aree cerebrali responsabili del controllo di alcune funzioni come la memoria, il pensiero e la parola.

Molto spesso l’esordio della malattia ed il manifestarsi dei sintomi, sono subdoli e sottovalutati. Una problematica che andrebbe combattuta anche con molta informazione poiché il progredire della malattia porta l’individuo ad avere difficoltà a svolgere le normali funzioni quotidiane, dimentica facilmente (eventi passati e recenti, compresi i nomi delle persone, anche le più care) e sviluppa difficoltà di linguaggio; ma non solo, il paziente che ne è affetto tende a perdersi (poiché non ricorda più le strade), oltre a manifestare molti disturbi comportamentali.

Alzheimer, crediti: huffpost.com

Sintomatologia avanzata

Nei soggetti colpiti da morbo di Alzheimer, che si trovano nelle fasi più avanzate della malattia, possono anche manifestarsi allucinazioni, disturbi dell’alimentazione, incontinenza, difficoltà nel camminare e comportamenti inappropriati in pubblico. Come facilmente intuibile, il declino progressivo delle funzioni intellettive porta ad un conseguente peggioramento della vita relazionale del paziente affetto da Alzheimer, dovuto alla perdita di controllo delle proprie reazioni comportamentali ed emotive.

Molto spesso, il decesso del paziente avviene per una o più complicanze legate al deperimento psico-fisico del soggetto: il decorso della malattia – seppur molto variabile – si assesta generalmente tra gli 8 e i 15 anni dalla sua insorgenza. Ad oggi, purtroppo, non vi è una cura definitiva per questa patologia in quanto tutti i farmaci, attualmente disponibili, possono soltanto rallentarne il suo decorso, e quindi permettere al malato di conservare più a lungo le funzioni cognitive.

La nuova ricerca: terapie personalizzate

Lo studio si è avvalso della collaborazione di 4050 persone affette da morbo di Alzheimer, suddivise in sei gruppi sulla base delle loro funzioni cognitive al momento della diagnosi: tutti i partecipanti allo studio hanno ricevuto un punteggio in quattro distinti settori, cioè: la memoria, le funzioni esecutive, il linguaggio e le funzioni visuospaziali. In particolare è emerso che il gruppo più numeroso (circa il 39% dei partecipanti) ha riportato punteggi simili in tutte le categorie mentre il secondo (27% dei partecipanti) aveva il punteggio della memoria più basso rispetto agli altri.

Gli altri gruppi di partecipanti hanno totalizzato invece un punteggio decisamente più basso mentre solo nel 3%  dei casi (tra tutti i partecipanti) si è registrato un punteggio più alto – e dunque grave – in almeno due dei settori sopra indicati. L’analisi del Dna dei pazienti ha poi individuato 33 geni la cui espressione era fortemente legata a uno dei sei sottogruppi: “L’implicazione di questo studio è importante abbiamo trovato differenze biologiche sostanziali tra i pazienti. Questo è un passo importante verso una medicina personalizzata” – ha spiegato Paul Crane, ricercatore ed uno degli autori.

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