“Negli ultimi giorni sentiamo ripetere una frase che sembra rassicurante: per coprire il buco della sanità pugliese basta far pagare i redditi più alti. Peccato che, quando si guardano i numeri veri, questa narrazione semplicemente non regge”.
Lo dichiara il consigliere regionale Napoleone Cera, che ha elaborato un’analisi sulla struttura reddituale della Puglia e sull’impatto che avrebbe un eventuale aumento dell’addizionale regionale Irpef.
“Il disavanzo sanitario stimato è di circa 370 milioni di euro. Ma in Puglia i contribuenti con redditi superiori ai 50 mila euro rappresentano appena il 5% del totale. Questo significa che, anche aumentando significativamente l’Irpef su quella fascia, il gettito sarebbe comunque limitato e non sufficiente a coprire il passivo”. Secondo l’analisi elaborata da Cera, anche un aumento consistente dell’addizionale sui redditi più elevati produrrebbe solo una parte delle risorse necessarie.
“Per coprire l’intero buco della sanità non basterebbe colpire una platea così ristretta di contribuenti. Per raggiungere cifre dell’ordine di centinaia di milioni di euro, inevitabilmente la manovra finirebbe per coinvolgere anche una parte consistente del ceto medio pugliese”.
Per il consigliere regionale il vero problema non può essere affrontato con frasi ad effetto ma di fatto vuote e fuorvianti.
“La verità è molto più semplice: uno slogan non chiude un buco da 370 milioni. Se davvero vogliamo salvare la sanità pugliese servono scelte serie: meno sprechi, più efficienza nella gestione, una riorganizzazione vera del sistema sanitario”.
E mentre si parla di aumenti fiscali, emergono notizie che preoccupano fortemente i territori.
“La verità rischia di essere ancora più amara: il prezzo dell’inefficienza potrebbe pagarsi, non solo mettendo mano nelle tasche dei cittadini con aumento dell’Irpef e dei ticket ma anche con la riduzione dei servizi sanitari”, avverte il consigliere riferendosi a quanto riportato da alcune testate giornalistiche: ben 18 ospedali pugliesi sarebbero a rischio chiusura o di forte ridimensionamento.
Strutture fondamentali per intere comunità come quelle di Corato, Putignano, Monopoli, Bisceglie, Barletta, Andria, Lucera, Cerignola, San Severo, Manfredonia, Tricase, Galatina, Copertino, Santissima Annunziata, Grottaglie, Moscati, Mesagne e San Pietro Vernotico.
“Se queste prospettive dovessero trovare conferma – sottolinea Cera – non si tratterebbe di una semplice riorganizzazione ma di un colpo durissimo per il diritto alla salute dei pugliesi. Ai cittadini verrebbe chiesto di pagare di più per avere meno servizi, meno medici e meno posti letto”.
Per il consigliere regionale il nodo resta sempre lo stesso.
“La sanità pugliese non può essere salvata con nuove tasse e con il taglio dei presìdi territoriali. Prima di chiedere altri sacrifici ai cittadini è necessario intervenire seriamente alla gestione del sistema sanitario, eliminare sprechi, migliorare l’organizzazione e garantire trasparenza nelle scelte”.
“Per questo – conclude Cera – è necessario aprire una discussione seria e trasparente con i cittadini pugliesi. La sanità si salva con responsabilità e verità, non con narrazioni semplicistiche”.
