Attualità

San Marco in Lamis, tre anni dalla strage dei fratelli Luciani: vittime innocenti della mafia

Sono ormai passati tre anni dall‘uccisione dei due fratelli innocenti di San Marco in Lamis, i fratelli Luciani, coinvolti in una terribile strage che ha portato inevitabilmente sotto i riflettori della cronaca nazionale la cosiddetta Quarta mafia.

Quel maledetto 9 agosto 2017, l’unica colpa dei due fratelli agricoltori, Aurelio e Luigi Luciani, fu quella di essera a lavoro. Quel giorno, intorno alle ore 10 sulla strada provinciale 272, nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, l’obiettivo era il boss Mario Luciano Romito, morto sul colpo con suo cognato.

fratelli-luciani-strage

Cosa c’entrano i due fratelli? Nulla, i fratelli Luciani erano persone oneste e quella mattina erano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Secondo la ricostruzione dell’epoca, infatti, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani rispettivamente di 47 e di 43 anni, hanno visto uccidere i due uomini e capendo di essere in pericolo avrebbero tentato la fuga. Purtroppo, la fuga dei due fratelli non durò molto e i due furono raggiunti e uccisi barbaramente dai killer.

“Tre anni possono sembrare pochi se paragonati ai decenni in cui la situazione della provincia di Foggia è stata ignorata e sottovalutata. Tre anni che però ci hanno spinti a tornare a riflettere su quanto accaduto nella nostra terra prima di quel 9 agosto del 2017, a partire dagli anni settanta in poi.

Non è facile fornire un racconto fluido della situazione criminale della provincia foggiana, tanto è complesso l’evolversi delle mafie autoctone, le cui attività sono state costantemente riportate dalla stampa locale attraverso una marea di articoli tra cui è difficile orientarsi”.

A scrivere queste parole è Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera, figlia di Francesco Marcone, il direttore dell’Ufficio Registri di Foggia assassinato il 31 marzo 1995 nel portone della sua abitazione.

“La strage del 9 agosto ci ha stretti all’angolo, mostrandoci in tutta la sua drammatica evidenza il livello di pericolosità che queste mafie hanno raggiunto: non si arriva a commettere una strage senza aver tracciato un solco ben preciso”, contina Daniela.

E ancora: “Senza dubbio la costruzione di una memoria legata ai fenomeni mafiosi, lì dove la storia è ancora tutta da scrivere, che appartenga a tanti e di cui si avverta la necessità nell’oggi, non è percorso semplice ma è necessario e urgente, soprattutto perché le mafie agiscono nell’attualità delle nostre vite e questo fa paura, rischia di attribuire alle mafie l’immagine di un male assoluto, che contiene in sé il rischio dell’oblio.

Ricordare Aurelio e Luigi, sentire nel profondo delle coscienze le parole dei loro familiari e gli sguardi dei loro bambini rimasti senza padre, significa credere che il concetto di memoria viva abbia molto a che fare con l’attività di contrasto reale alle mafie.

Sono fortemente convinta che la Memoria Viva sia generativa non solo di risposte essenziali ma anche di coraggio, una parola che condivide con la parola ricordo il termine latino “cor”, cuore”.

Fonte: Libera.it

Redazione

Foggiareporter.it è il quotidiano online della Provincia di Foggia. Cronaca, eventi, politica e sport dalla Capitanata. Leggi tutti i nostri articoli.

Articoli correlati

Back to top button
Close

Sostenerci è facile

Per favore, disabilita AdBlock