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In Puglia 2.000 nuovi casi di tumore al polmone ogni anno

In Puglia si registrano ogni anno oltre 2.000 nuovi casi di tumore del polmone: lo dice l'Istituto Tumori "Giovanni Paolo II" di Bari, segnalando come anche i ben noti motivi ambientali trasformano il caso in una priorità sanitaria regionale

In Puglia si registrano ogni anno oltre 2.000 nuovi casi di tumore del polmone: lo dice l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, segnalando come anche i ben noti motivi ambientali trasformano il caso in una priorità sanitaria regionale.

La tematica è stata discussa lo scorso sabato nel corso del convegno “tALKing acROSs – NSCL ALK+ ROS1: il paziente al centro”, organizzato dagli oncologi del “Giovanni Paolo II”, presso il Nicolaus Hotel di Bari; i dottori pugliesi sono piuttosto ottimisti sul fatto che si potrà meglio garantire un accesso uniforme a tutti i pazienti ai test di diagnosi biomolecolare e alle terapie innovative, indipendentemente dalle aree di residenza del paziente all’interno della nostra regione: un’occasione tornata utile anche per favorire lo scambio di esperienze e condividere i progressi che in questi ultimi anni hanno portato alla scoperta di alcune anomalie molecolari che caratterizzano i tumori del polmone compresa la commercializzazione di farmaci a bersaglio molecolare, come crizotinib, efficaci nei casi di tumori molto aggressivi.

La divulgazione scientifica: conoscere per curare

«La crescita delle conoscenze scientifiche sia in campo genetico sia farmacologico del tumore polmonare è talmente vertiginosa che si corre il rischio di non riuscire a comunicare in tempo e a tutti i pazienti le necessarie e migliori informazioni disponibili l’oncologia pugliese possiede le competenze professionali e strumentali necessarie ma manca ancora di quella comunicazione tra le diverse professionalità che permettono di lavorare in squadra, specie per una patologia così importante come il tumore del polmone. L’incontro serve proprio a focalizzare l’attenzione degli oncologi pugliesi e della Regione sulla necessità di creare percorsi diagnostico-terapeutici uniformi e produttivi, per guadagnare tempo per il paziente, facendo rete, e questo si può raggiungere solo migliorando il canale di comunicazione della informazione scientifica. Questo vale soprattutto per strutture come l’Istituto Tumori di Bari, considerato Hub di riferimento regionale, nel quale vengono seguiti oltre 500 pazienti con tumore del polmone gran parte dei quali provenienti dalle varie aree della Puglia e un 5-10% extraregione, in prevalenza da Basilicata e Calabria. L’Istituto è una struttura molto fertile, la sua vocazione va al di là delle terapie in quanto lavora anche sulla prevenzione primaria per far sì che le persone non si ammalino di tumore polmonare» – dichiara Domenico Galetta, Responsabile di Struttura Semplice Dipartimentale di Oncologia Medica per la patologia toracica delI’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari.

Domenico Galletta
Domenico Galetta, credits: i.ytimg.com

Medicina personalizzata: terapie 2.0

Basata sulla caratterizzazione molecolare del tumore, è la sola oggi in grado di garantire una diagnosi più accurata e tempestiva: i test molecolari sulle cellule maligne infatti sono in grado di identificare l’alterazione genetica specificamente coinvolta nella crescita di un certo tipo di tumore. Proprio per questo motivo è di notevole importanza di garantire a tutti i pazienti un accesso uniforme ai test, ostacolato molto spesso da problemi organizzativi, tecnici o di sistema.

Se il sistema e la geografia non aiutano…

Il peculiare contesto geografico pugliese rende difficile, per alcuni pazienti, raggiungere i centri più attrezzati senza contare, inoltre, che il Servizio Sanitario Regionale al momento non rimborsa tutti i test molecolari e che, altra carenza, i tempi di attesa sono piuttosto lunghi e diversi a seconda del centro dove si effettua l’esame. La Rete Oncologica Regionale potrebbe dare una forte spinta alla soluzione di queste problematiche.

Crizotinib
La formula chimica del Crizotinib, credits: wikimedia.org

Protagonista “Crizotinib”

Al centro dell’incontro poi c’è il crizotinib, il primo inibitore orale mirato al recettore della tirosin-chinasi, per il quale AIFA (Associazione Italiana del Farmaco) ha autorizzato la rimborsabilità per il trattamento di prima linea in pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK positivo in stadio avanzato.

«Crizotinib è stato un apripista che aiuta il 5-8% dei pazienti con tumore del polmone avanzato registrato in Italia dopo oltre 3 anni che era in uso negli Stati Uniti, è un farmaco straordinariamente utile e maneggevole, una compressa in luogo della chemioterapia, non solo per il paziente con alterazione genica ALK riarrangiata, che produce una proteina responsabile della crescita del tumore, ma anche per i pazienti con alterazione genica ROS1 riarrangiata. Adesso crizotinib non è più l’unico farmaco in questo setting di pazienti, se ne stanno affacciando altri, ma resta un farmaco importante il cui beneficio si traduce per il paziente in un prolungamento della sopravvivenza significativa e irrinunciabile» – conclude Galetta.

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