Home»Salute e Benessere»Autorizzato nuovo farmaco per l’artrite reumatoide

Autorizzato nuovo farmaco per l’artrite reumatoide

L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato un nuovo farmaco, a base di baricitinib, per curare l'artrite reumatoide: sarà rimborsabile ed è più efficace nell'arrestare l'infiammazione e il danno articolare anche se gravi

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato un nuovo farmaco, a base di baricitinib, per curare l’artrite reumatoide: sarà rimborsabile ed è più efficace nell’arrestare l’infiammazione e il danno articolare anche se gravi.

Una patologia molto comune

Sono ben 23 milioni i pazienti che soffrono di questa patologia (400.000 in Italia); la malattia colpisce principalmente le donne (il rapporto è di 3 a 1 sugli uomini) a partire dai 50 anni di età. Molto importante è tenere sotto controllo i livelli di infiammazione anche per diminuire le possibilità di riscontrare tutte quelle patologie che si aggiungono al quadro già complesso della malattia reumatica, poiché l’artrite reumatoide è un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari come l’infarto: più del 50% dei decessi prematuri nei soggetti con artrite reumatoide è imputabile a eventi cardiaci e le cause sono riconducibili alla cascata infiammatoria che interessa i vasi sanguigni aumentando il rischio di aterosclerosi.

L’impatto sulla quotidianità

L’artrite reumatoide conduce ad una progressiva disabilità con conseguenze sulla vita quotidiana notevoli e l’impossibilità nel compiere semplici azioni semplici come vestirsi e lavorare: circa il 50% dei pazienti riporta vari gradi di invalidità o non autosufficienza nei primi vent’anni della malattia che, se non curata in modo adeguato, porta inesorabilmente alla totale disabilità nell’80% dei casi. Pochi benefici poi si riscontravano dalla cura tradizionale, basata sul metotrexate, dal momento che circa il 50% dei pazienti non ottiene miglioramenti dal trattamento di prima linea.

Il nuovo farmaco: efficacia e dosaggio

“L’efficacia della terapia con metotrexate viene valutata a 3 mesi e poi a 6, per capire il raggiungimento di uno stato di controllo dei sintomi e, possibilmente, di remissione della patologia. Se il paziente non risponde e non ne trae beneficio, è necessario passare a terapie di seconda linea. Baricitinib può essere un’opzione terapeutica in questa tipologia di pazienti. Infatti, l’assunzione quotidiana di una compressa di Baricitinib da 4 mg ha determinato un miglior controllo della malattia, in particolare del dolore, già dalle prime settimane per poi confermarsi dopo 24 e 52 settimane di trattamento” – ha spiegato Roberto Caporali, professore associato di Reumatologia presso l’Università di Pavia e responsabile dell’Early Arthritis Clinic della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia.

Come funziona

Baricitinib inibisce gli enzimi Janus chinasi 1 e 2, molecole intracellulari che modulano i segnali delle citochine infiammatorie responsabili dello sviluppo e della progressione della malattia. Contrariamente ai farmaci biologici, in uso da circa vent’anni diretti verso un singolo bersaglio extracellulare, baracitinib attraversa la parete cellulare e può bloccare contemporaneamente l’effetto di diverse proteine (citochine) pro-infiammatorie. Il farmaco si somministra per via orale, rispetto agli altri che invece prevedono un’iniezione, con un’unica somministrazione giornaliera: la compressa da 4 mg consentirà un controllo maggiore della malattia, tra le 24 e 52 settimane dall’inizio del trattamento l’efficacia aumenta in modo considerevole. La nuova molecola è stata studiata soprattutto per andare incontro alle esigenze dei pazienti intolleranti ai farmaci che vengono comunemente usati per il trattamento della patologia e per quelli che non riescono ad ottenere miglioramenti.

“L’arrivo di farmaci che si possono somministrare per via orale agevolerà la vita dei pazienti con un risparmio in ore di lavoro, spostamenti e richieste di supporto a familiari e/o caregiver. Inoltre, una terapia orale è più accettabile perché l’ago fa sempre paura, e proprio per questo motivo spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi. Disporre di una compressa ci facilita la gestione della malattia anche negli spostamenti, nei viaggi, sul lavoro, con un vantaggio in termini di qualità della vita” – commenta Silvia Tonolo, presidente di Anmar (Associazione Nazionale Malati Reumatici).

Una nuova speranza

L’approvazione del farmaco si basa sui risultati di quattro studi clinici di fase III su Baricitinib in pazienti affetti da artrite reumatoide attiva da moderata a severa: in tutti gli studi di fase III è stata riscontrata una diminuzione fino al 70% della condizione clinica di partenza, misurata secondo i criteri dell’American College of Rheumatology.

2
Condivisioni
Pinterest Google+
Articolo precedente

Stroppa su Chiricò: "Impresentabile, deve rispondere sotto l'aspetto della professionalità"

Articolo successivo

Sorpresi in sella ad un ciclomotore rubato: nei guai due ivoriani

Nessun commento

Lascia un commento