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Shoah: dov’era Dio?

La Shoah vista da un punto di vista diverso. A cura di Valerio Palmieri

In tanti, forse tutti, in questi settantadue anni dalla liberazione dell’ultimo campo di sterminio ci siamo posti questa domanda: dov’era Dio? Dov’era quando il suo popolo aveva bisogno di Lui? Dov’era quando i bambini morivano nelle camere a gas? Dov’era quando l’uomo ha concepito e realizzato un abominio di dimensioni colossali?

Il Giorno della Memoria che celebriamo oggi, 27 Gennaio, non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. E’ un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti noi ci affacciassimo ai cancelli di Auschwitz per riconoscervi il male che è stato. Al di là di quel cancello, oltre la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte.

In questa giornata speciale, tante sono state le iniziative messe in campo dall’amministrazione comunale, dall’università, delle scuole di ogni grado e ordine. Ma dopo così tanti anni a cosa serve ricordare?

Il Giorno della Memoria non è un semplice esercizio della mente o un omaggio alle vittime, ma è una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.

Torna così, quasi prepotentemente, quella domanda dalla quale siamo partiti: Dio dov’era in quei giorni? Eppure il Dio degli Ebrei più volte irrompe nella storia e ne cambia il corso. Ma Auschwitz sembra quasi che fosse un posto inaccessibile persino a Dio. Eppure Lui c’era. Anch’egli vittima della follia nazista? No! Dio era presente come una brezza leggera che aleggiava nei campi della morte, Dio era presente nei gesti di umanità di chi tra mille difficoltà era riuscito a restare in vita, Dio era presente in quegli uomini giusti (come Giorgio Perlasca) che hanno salvato migliaia di vite umane.

E oggi, in un mondo dilaniato da tante “nuove Shoah”, l’odore di morte che esala dai campi di sterminio dismessi deve farci prendere coscienza che ricordare non solo è fondamentale ma è una responsabilità di tutti noi, anche di chi non ha vissuto quegli orrori, affinché l’umanità non sia più complice. E chi nega la Shoah non solo nega a se stesso una realtà visibile a tutti, ma nega a se stesso l’intelligenza di comprendere che l’uomo senza memoria è folle.

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