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Lo sport: “portatore sano di virtù”

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Carlo Nicastro, sciabolatore foggiano del Circolo Schermistico Dauno.

Come e quando è nata la sua passione per questo sport?

Ho iniziato a tirare di scherma nel 1976 per volere dei miei genitori, che informati di un nuovo palazzetto in via Baffi, mi avviarono a questa disciplina, preferendo una palestra ad un cortile del rione Candelaro dove abitavo. Scelta che si è rilevata fondamentale sia per la mia vita sportiva che per la mia carriera lavorativa. La mia fortuna è stata di aver fatto parte di quella generazione di schermidori foggiani che negli anni ’80 ha portato la scherma foggiana ai vertici nazionali contribuendo alla vittoria di uno scudetto assoluto nel 1982, evento peraltro poco menzionato nell’ambito delle imprese sportive della nostra città.

Cosa rappresenta per lei la scherma?

Per me la scherma rappresenta uno stile di vita; ovvero disciplina, rispetto dell’avversario, dedizione, concentrazione. Questi sono gli elementi fondamentali che mi aiutano quotidianamente sia nella vita privata che nel lavoro.

Quali sono le sfide che ha dovuto, e che pensa dovrà ancora, affrontare?

La sfida più grande e trovare il tempo per allenarmi, conciliando lavoro, famiglia e sport. Il circuito Master si può fare da amatore o da agonista. Io ho scelto la seconda strada. La sfida più grande è continuare ad essere competitivo più a lungo possibile.

Nello scorso giugno ha vinto la medaglia d’argento agli Europei Master di Chiavari. Quali le sensazioni che ha provato in quel momento?

Il secondo posto agli europei è sempre un’impresa. Questo titolo è giunto dopo due vittorie nella stessa competizione (nel 2011 e nel 2015) ed un terzo posto nel 2009. La prima sensazione è stata di aver perso un’occasione per riconfermarmi. Poi, razionalizzando, ho capito che salire comunque sul podio, in maniera costante, è motivo di enorme soddisfazione.

Quali consigli si sente di dare ai giovani che vogliono vivere con e per lo sport?

I giovani devono essere consapevoli che lo sport è “portatore sano di virtù”. Deve rappresentare uno stile di vita per diventare esempio di correttezza, lealtà e solidarietà; valori purtroppo rari nelle attuali generazioni.

Chiudiamo con una domanda di rito: cos’è per lei Foggia?

Foggia è la mia città. La vivo tra gioie e dolori. Mi fa vergognare in alcuni momenti e mi fa sentire orgoglioso in altri. Ma da foggiano mi sento di difenderla a “spada tratta” per far sì che cresca per il bene delle generazioni future.

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