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Book Reporter #6: Quando l’amore è solo una storia ben raccontata da Federica Manzon nel suo nuovo libro

Book Reporter è la nuova rubrica di Foggia Reporter dedicata ai libri. Recensiremo un libro al mese, cercando di incuriosirvi il più possibile e di raccontarvi a nostro modo il mese attraverso la lettura di un libro da noi scelto. Questo progetto si svolge in collaborazione con la libreria Kublai – Libri. Cibi. Incontri di Lucera. Che siate o meno assidui frequentatori di librerie o biblioteche potete dare un’occhiata al nostro articolo che verrà pubblicato alla fine di ogni mese per darvi di volta in volta consigli di lettura.

Aprile come ogni anno porta con sé un aria nuova, che sa di primavera, di novità e di festa. Sarà che quest’anno abbiamo scartato le uova di cioccolato, sarà che abbiamo mangiato tanto fino a scoppiare, sarà che la città si è colorata di bandierine rosse e nere e che tutto intorno profuma di promessa per una nuova stagione, ma il mese di aprile non è mai stato così bello! Ad aprile sbocciano i fiori, si dorme un po’ di più e le giornate trascorrono lente tra il caldo di una precoce estate e temporali che ricordano l’inverno ormai passato. Per questo mese così indeciso e sognante vi proponiamo il nuovo romanzo di Federica Manzon, La nostalgia degli altri (Feltrinelli), uscito in libreria lo scorso 6 aprile.

Federica Manzon (Pordenone 1981) ha iniziato a farsi conoscere pubblicando racconti sulla rivista “Nuovi Argomenti” (di cui è redattrice). Ma la consacrazione al mondo della letteratura è arrivata nel 2008 con il fortunato reportage narrativo Come si dice addio. Nel 2011 invece con il romanzo Di fama e di sventura ha vinto il “Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice”.

Passiamo al libro. Inizialmente è un po’ difficile stare dietro alla raffica di parole che vogliono trascinarci in una dimensione che non sentiamo immediatamente nostra e ci chiediamo: “Ma cosa sta succedendo”? Non riusciamo subito ad entrare in contatto con i protagonisti perché non riusciamo a capirli fino in fondo. Non capiamo fino all’ultimo capitolo chi siano, se siano veri o meno, continuiamo a sfogliare le pagine ma non facciamo altro che continuare a chiederci: “Ma la Manzon dove vuole arrivare?

La storia è ambientata in due città molto care all’autrice: Trieste e Milano. La prima è la città in cui ha studiato e che nel romanzo viene fuori con tutto il suo essere poetica, un porto sicuro in cui rifugiarsi e che ricorda (troppo) un tempo passato che salta fuori quando meno ce lo aspettiamo; Milano invece è la città in cui la scrittrice vive ed è la Milano delle notti di droga e alcol, di terrazze bellissime, di occhi costantemente puntati addosso perché quello che conta è avere un’ambizione a tutti i costi. I due protagonisti, Lizzie e Adrian, provengono da queste due città cosi diverse tra loro e geograficamente agli estremi del nord Italia, una all’estremo est e l’altra all’estremo ovest. I luoghi hanno un ruolo importante nelle nostre vite, anche se cerchiamo di buttarceli alle spalle perché ci ricordano momenti della nostra vita a cui non vogliamo più pensare perché qualcosa non è andato come avremmo voluto.

Lizzie cerca di voltare le spalle al suo passato circondandosi di un’aura che fa di lei una persona irraggiungibile, piena di fascino, inavvicinabile, essere suoi amici fa fare cose pericolose; Adrian invece si chiude a riccio tenendo stretta la sua identità e i suoi segreti. Entrambi lasciano la città natale ma i luoghi tornano sempre a bussare alla porta, non ci lasciano mai del tutto.

I luoghi hanno un potere sulle nostre vite molto superiore rispetto a quello che siamo portati ad attribuirgli”.

I due si ritrovano a lavorare all’Acquario, un posto strano, una grande industria in cui si creano storie, praticamente una specie di Disney 2.0 fatta di enormi vetrate, ascensori di cristallo e telecamere, in cui sogni e sentimenti si trasformano e diventano storie digitali. Anche la finzione può diventare una storia, basta saperla raccontare bene, e i “nostri” due protagonisti non possono certo dirsi con poca fantasia. Entrambi hanno un certo talento nell’inventare delle storie e si sa, se riesci a raccontare bene qualcosa la puoi rendere reale anche se reale non è.

Tra questi “cantastorie” nasce l’amore, ma il loro non è un amore come tutti gli altri, non è fatto di cene, chiacchierate davanti ad un bicchiere di vino, passeggiate e serate TV-pizza. Si vedono tutti i giorni a lavoro e quasi mai fuori, non si toccano mai ma si scrivono molto. Si scrivono mille messaggi, il loro è un sentimento che salta fuori dagli schermi piatti dei loro smartphon, è un amore tutto virtuale che si nutre del suono di un nuovo e inatteso sms. Più Adrian sfugge, più Lizzie passa le notti con gli occhi incollati allo schermo buio del cellulare aspettando che si illumini da un momento all’altro.

Ma chi è Adrian? Lizzie non sa molto di lui, non sa niente, sa solamente ciò che lui le racconta. Ma una che è cresciuta raccontando e inventando storie fino a che punto riesce a credere a quelle raccontate da un altro? Fino a che punto la storia di Adrian è autentica? E soprattutto, fin dove è disposta ad arrivare in questa storia d’amore che sembra essere solamente una storia ben raccontata?

C’è poi un terzo personaggio, il Narratore, il migliore amico di entrambi che segue e vede la storia d’amore che sta nascendo lentamente sotto i suoi occhi. Ci mette in guardia, ci avvisa di stare attenti, ci racconta di quando era più piccolo e faticava ad avere amici e di quanto si sia legato a Lizzie prima ancora di conoscerla del tutto, quando la spiava da lontano e amava i suoi vestiti chiari e leggeri.

Se ora passo le mie sere a guardare tramonti viola masticando bastoncini di liquirizia del distributore automatico e disegnando terre virtuali, lo devo a Lizzie. Ci conosciamo senza conoscerci da quando le nostre madri abitavano una di fronte all’altra…

Ma chi è realmente il narratore? Che ruolo ha in questa storia di passati oscuri e di continue domande? Ecco, questo libro sembra complicato all’inizio proprio perché ci fa porre continuamente delle domande. Dubbi su dubbi si accavallano tra le pagine di una storia ben scritta in cui la suspense tiene il lettore incollato alle righe nere che velocemente scorrono sotto lo sguardo.

Storie dopo storie, finzioni su finzioni, questo è il mondo che spiattellato sullo schermo digitale ci cattura ogni giorno. Un mondo in cui si stringono amicizie, si fanno patti, si condividono momenti, si scambiano opinioni, ci si innamora, ma non ci si guarda mai negli occhi. Ci si racconta storie, semplicemente storie, che non sapremo mai distinguere dalla realtà perché intrappolate in una dimensione fredda e virtuale. La tecnologia ci permette di mascherare chi siamo realmente, crea per noi false identità che possiamo usare come meglio crediamo, anche per ingannare l’altro o per costruirci una biografia lontana anni luce dalla nostra vera storia.

Tutto questo è La nostalgia degli altri, un libro che rispecchia la nostra società in continua ricerca della verità ma che, a volte, dietro uno schermo diventa frutto delle storie che racconta. Saper inventare delle storie è una cosa affascinante ma può essere anche pericolosa.

Le storie ci rendono possibili, salvano la memoria di quello che è già scomparso. Non importa che non ci sia niente di vero in ciò che raccontiamo, non importa quanto mistifichiamo la realtà per non farci vedere tristi o patetici, per ammaliare quelli seduti nello sdraio a bordo campo. Comunque sia, scegliamo la parte e non ci pensiamo più”.

 

 

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