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Book Reporter #12: “Un ragazzo normale” di Lorenzo Marone e la storia di uno dei tanti eroi dimenticati del nostro Paese

Anche questo mese torna Book Reporter, la rubrica di Foggia Reporter dedicata ai libri e curata da Annarita Correra. Ogni mese vi parliamo di un libro, cercando di incuriosirvi il più possibile e di raccontarvi a nostro modo il mese in corso attraverso la lettura di un libro da noi scelto. Questo progetto si svolge in collaborazione con la libreria Kublai – Libri. Cibi. Incontri di Lucera. Che siate o meno assidui frequentatori di librerie lasciatevi trasportare dalla curiosità e dal piacere di conoscere, pagina dopo pagina, storie sempre diverse

Giugno a fatica ci ha dato un lieve assaggio d’estate, che tra vento e pioggia tarda ad arrivare, anche se il mese di luglio ci aspetta dietro l’angolo e non vede l’ora di farci ballare sotto le stelle. Così mentre fissiamo la strada dietro la finestra rigata dalle goccioline di pioggia che ci fanno sentire già in autunno, aspettiamo di indossare il nostro costume, gli occhiali da sole e le infradito per poter sorseggiare un fresco cocktail in riva al mare mentre la salsedine ci profuma i capelli. Il 45 giri di “Un’estate al mare” suona e l’inconfondibile voce di Giuni Russo, tra note acutissime, imita il canto dei gabbiani e ci proietta in un’estate anni 80, tra occhiali da sole coloratissimi, cornetti Algida, capelli cotonati, borse frigo strapiene e ragazze vestite alla Cyndi Lauper.

Il romanzo che vi proponiamo per questo mese è ambientato proprio negli anni 80, più precisamente nel 1985, e racconta la storia di un ragazzino semplice e un po’ strambo, Mimì, e la sua ossessione di trovare un supereroe, un modello in cui credere. Un ragazzo normale (Feltrinelli, febbraio 2018), è il quarto romanzo dell’autore napoletano classe 1974 Lorenzo Marone, di cui vi avevamo già parlato a proposito del suo ultimo libro “Magari domani resto”. Un racconto toccante, onesto, brillante, malinconico ed estremamente vero di una Napoli degli anni 80. È una struggente storia di formazione e di crescita.

Tra le pagine di questo libro leggiamo le radici autobiografiche dell’autore, i palazzi e i luoghi che ha visto e vissuto nella sua adolescenza, quella Napoli estremamente bella e colorata, ma allo stesso tempo una città che toglie e troppo spesso non restituisce, in cui un ragazzino di dodici anni in una lunga e drammatica notte è costretto a crescere e si ritrova a diventare adulto in un battito di ciglia.

TRAMA DELL’ULTIMO ROMANZO DI LORENZO MARONE, “UN RAGAZZO NORMALE”

Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e i manifesti funebri. Abita in uno stabile signorile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. È, come dice il titolo, un ragazzo normale come tanti altri, passa le giornate in modo semplice sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, o nel piccolo bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola, la bellissima ragazzina eterea che abita al settimo piano del suo palazzo. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo personale supereroe, che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde e combatte contro il male con la sua biro e le sue parole. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giovane giornalista de “Il Mattino” che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giornalista verrà ucciso, Mimì diventa grande e scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, l’importanza delle parole e della scrittura. Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni non muoiono mai, sono come il mare, luccicano in eterno.

“UN RAGAZZO NORMALE” E GLI EROI

C’è una frase che forse più di tutte racchiude il significato profondo dell’intero romanzo, la pronuncia la nonna di Mimì e la ritroviamo nell’ultima pagina del libro prima della nota dell’autore. Nonna Maria dice al nipote che “non esistono eroi al mondo, ma solo persone che ogni tanto fanno una bella azione, la cosa giusta, e poi tornano a essere uno qualunque”. Giancarlo Siani che nella storia di Marone è un personaggio marginale (perché come ci tiene a puntualizzare l’autore questo non è un libro su Giancarlo, ma un libro con Giancarlo) che piomba nella vita del giovanissimo protagonista rappresenta proprio questo, un ragazzo normale di venticinque anni, semplice, come tanti altri della sua età, un vulcano di idee e storie, che nel suo piccolo, per Mimì, è un eroe.

«A dodici anni sono diventato amico di un supereroe. Aveva venticinque anni, abitava nel mio condominio a Napoli e diceva di non essere per niente un supereroe. Ma io so che i superpoteri esistono. E sono in mezzo a noi»

Il muro che vide tutto quella sera e che fu testimone di quella tragedia, accoglie oggi il grande murale sul quale sono riprodotte le immagini di una macchina da scrivere, della stravagante automobile verde e del volto di un giovane e sorridente giornalista che amava scrivere e raccontare la verità, non un supereroe, un ragazzo normale con tanto coraggio e con l’idea che il più grande potere che un uomo possa avere è la cultura, perché se hai cultura sei libero.

È proprio questo il messaggio che l’autore napoletano vuole lanciare ai suoi lettori, non bisogna essere per forza degli eroi per rendere il mondo un posto migliore, bisogna piuttosto avere il coraggio di mettersi in gioco per cambiare le cose. Occorre avere coraggio.

LA FORZA DELLE PAROLE E DELLE IDEE NELL’ULTIMO LIBRO DI LORENZO MARONE

Emerge da questo libro il valore salvifico delle parole, che ci salvano, ci migliorano, sono delle vere e proprie ancore di salvezza per non annegare nella realtà di tutti i giorni. Cerchiamo allora di aggrapparci alle storie, ai rapporti, alle amicizie e ai sorrisi di chi incontriamo.

«La lettura e la scrittura sono i poteri più potenti di cui disponiamo, ci ampliano la mente, ci fanno crescere, ci migliorano, a volte ci illuminano e ci fanno prendere nuove strade, ci permettano di cambiare idea, ci danno il coraggio di fare ciò che desideriamo»

Le cose cambiano solo se siamo noi a volerlo, le cose orrende che avvengono sono generate dalle azioni degli uomini, a nulla servono i superpoteri se gli uomini non iniziano ad agire e a combattere il male. Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di gente che abbia la forza di credere che qualcosa possa ancora cambiare e migliorare, gente normale quindi, ma con grandi aspirazioni e ideali, perché sono proprio gli ideali a smuovere e rivoluzionare il mondo.

«Le idee vere, forti, non muoiono mai»

MIMI’, IL PICCOLO GRANDE EROE DI “UN RAGAZZO NORMALE”

Mimì, nel suo piccolo, è un eroe. Ama leggere e rileggere i grandi classici fino ad imparare alcune parti a memoria, usa parole forbite e ricercate che persino gli adulti non conoscono, si ostina a voler classificare ogni animale che incontra con il suo nome scientifico e spesso risulta saccente e anche un po’ fastidioso. Si sente fuori posto ovunque, a scuola, a casa, tra i suoi coetanei. È quello che oggi definiremmo un nerd. Le riflessioni che l’autore gli fa fare non sembrano essere generate da un ragazzino di dodici anni e a volte risultano un po’ costruite e forzate, ma colorano il personaggio di Mimì di tante sfaccettature che ci strappano un sorriso e ci fanno riflettere.

«Ho sentito dire che i dolori restano sul volto e ti rubano il sorriso, invece io credo che siano molto più riconoscibili le rinunce. Sono loro a deformare i lineamenti, spesso a incattivirli, loro a prendersi un pezzetto di pelle ogni volta»

Il piccolo protagonista non vede nel padre il suo eroe, vede in lui l’immagine di un uomo che si è accontentato di una vita dignitosa ma povera e che non ha nessuna intenzione di impegnarsi a migliorare le cose e a desiderare altro. Lui, Mimì, costretto a vivere in un minuscolo e affollato bilocale, in cui condivideva tutto con la sua famiglia, si era ritagliato uno spazio tutto per sé, si rifugiava in un mondo tutto suo, fatto di nuovi e strani vocaboli, sogni e tante idee.

Un ragazzo normale è un romanzo leggero, scorrevole, ricco di personaggi che ci strappano un sorriso e spesso capaci anche di farci commuovere e riflettere. Una delle parti più emozionanti è sicuramente quella finale, dove un Mimì ormai adulto torna a visitare il vecchio palazzo della sua adolescenza, custode di ricordi, primi baci, sorrisi, amicizie e lacrime. È un inno all’amore, all’amore per la vita e per la libertà, quella stessa libertà che un giovane giornalista inseguiva con le sue parole facendo la cosa più bella del mondo, scrivere.

 

 

 

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