I giudici della seconda sezione civile della Corte d’Appello di Lecce hanno rigettato l’appello del Ministero della Giustizia, riconoscendo ai familiari di Salvatore Antonio Monda, l’agente penitenziario leccese morto per un tumore ai polmoni contratto a causa del fumo passivo, il danno patrimoniale per un importo di 647 mila euro. A questo si aggiunge anche il “danno da perdita parentale” pari a circa 294mila euro.
L’importo è stato calcolato tenendo conto dell’età della vittima (Monda aveva 44 anni quando un tumore l’ha stroncato), e la presenza di tre figli che hanno dovuto fare a meno di un padre ancora minorenni.
Cosa dice la legge
La Corte di Cassazione- sull’argomento del “fumo passivo”- ha stabilito che il datore di lavoro è obbligato ad adottare misure idonee a prevenire i danni, vigilando concretamente sul rispetto del divieto di fumo negli ambienti.
Per poter ottenere il risarcimento per danno biologico, morale ed esistenziale (come nel caso dell’agente penitenziario di Lecce), in caso di insorgere di patologia collegata all’esposizione al fumo passivo, bisogna dimostrare il nesso causale. Ovviamente spetta al lavoratore l’onere della prova.
Alcune recenti sentenze riconoscono la responsabilità dei produttori per i danni da fumo attivo.
