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Quando si voleva “portare” il mare a Foggia

Un’opera imponente dunque quella da realizzare, per alcuni versi addirittura faraonica per la Capitanata

Foggia – Oggi sembra un’idea bizzarra, eppure nell’Ottocento era considerata un’idea suggestiva, anche se non raggiunse alcun compimento. Stiamo parlando della visionaria idea di portare il mare a Foggia.

Nell’interessante libro Storia di Foggia di Leonardo Scopece scopriamo che negli anni ’40 dell’Ottocento si voleva realizzare un canale navigabile tra Foggia e la vicina Manfredonia. Il governo borbonico, in quel tempo, avviò interessanti studi sulla possibilità di portare a compimento una vera e propria rete fluviale in alcuni territori del Regno, tra questi vi era la suggestiva ipotesi di un canale tra il capoluogo dauno e la cittadina marittima di Manfredonia.

L’idea, che già allora suonò come bizzarra e stravagante, fu al centro di un accurato e approfondito studio che sottolineava l’importanza che un tale collegamento avrebbe portato all’economia del Regno. Da Foggia avrebbero raggiunto Manfredonia grano, avena, fave, orzo e altri legumi. Tali traffici, secondo l’ingegnere Antonio Rossi che all’epoca si occupò del progetto, sarebbero stati in grado di aumentare gli incrementi economici.

Per la navigazione venne proposto un particolare battello, largo due metri e venti e lungo diciotto, di un metro e venti d’altezza e di ventidue tonnellate di stazza. Gli argini del fiume artificiale avrebbero dovuto essere di una profondità massima di 5,20 palmi e la larghezza idonea al passaggio di due battelli in senso opposto.

Secondo quanto previsto dal progetto, il canale avrebbe potuto consentire il passaggio di 2000 battelli per un totale di 35.000 tonnellate. Foggia avrebbe avuto così un suo porto, costituito da due bacini in prossimità del Piano della Croce (Piano delle Fosse). Un’opera imponente dunque quella da realizzare, per alcuni versi addirittura faraonica per la Capitanata.

Tuttavia, a causa dell’entità della spesa per la realizzazione di tale progetto e la mancanza di strade adeguatamente percorribili portano alla triste decisione di abbandonare il tanto sognato progetto di “portare” il mare a Foggia. La conclusione della relazione che Rossi svolge per i colleghi accademici è sorprendentemente attuale e, infatti, riguarda proprio le strade: parmi che queste mie memorie così ordinate, offrano bastevoli elementi onde possa conchiudersi della convenienza dell’opera; ché sapete ottimamente come male si avviserebbe chi credesse doversi mandare ad effetto l’impresa solo perché possibile, o non doversi solo perché di grave spesa: dovendosi sempre instituir paragone tra i capitali da impiegarsi e la utilità che da essi trarrebbesi per una data opera; onde poi poter conchiudere di impiegarli a preferenza per essa, od esser meglio volgerli a più necessario o più utile impresa. Quanto a me stimo utile la cosa , ma non conveniente , almeno per ora , mancando ancora quella provincia di buone e regolari strade rotabili; le quali sorte di comunicazioni debbono sempre, com’ è generale opinione, compirsi prima che intraprenderne di altre”. (Fonte: letteremeridiane.blogspot.com)

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