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Pugnochiuso, luogo poetico tra le acque verdazzurre del Gargano

Siete mai stati a Pugnochiuso?

Dove la testa di quel gigante buono che è il Gargano si tuffa in tutta la sua pienezza nelle acque verdazzurre del Mare Adriatico, offrendo allo sciacquio e sciabordìo delle onde il fresco selvaggio e fascinoso di quella folta criniera che son le sue foreste, l’intraprendenza dell’uomo moderno, che con le innumerevoli, ingegnose trovate della tecnica, ha stampato come un miracolo nelle carni di quella natura che è ancora allo stato brado, un complesso di terrazze appaiano allo sguardo di chi vi giunga dall’alto, comprendenti in tutto un impareggiabile gruppo di stabilimenti balneo-climatici che non si trovano paragoni nel mondo. Questo è Pugnochiuso.

La perfetta esecuzione delle opere, l’impareggiabile messa in funzione delle stesse e tutta, tutta l’atmosfera che vi aleggia: dal perfetto accostamento dei servizi, alla cordiale aria di composta simpatia che si respira: fa distendere i nervi dal più consumato fra i “giramondi” di questa terra.

All’alba quando i primi accenni di luce s’affacciano timidamente forse per svegliare i sogni semplici e stanchi dell’affaticato tagliaboschi; o per vellicare la fantasia sbrigliata del turista straniero, addormentatosi nei fumi dello champagne, o per svegliare il villeggiante a osservare i daini che incuranti passeggiano ai bordi della piscina, o per svegliare il pescatore addormentatosi sul peschereccio dondolato dal rullio delle onde sbattenti a riva con fruscio di spruzzi portati dallo zeffiro; all’alba forse si danno convegno al largo di Pugnochiuso.

Alla controra quando il sole dardeggia la superficie mobile del mare, provocando in chi guarda l’illusione del formarsi di caligini; quando sulla piccola spiaggia di Porto Piatto, qualcuno si attarda a bruciacchiarsi la pelle nel caparbio esperimento di prendere tutta la tintarella, e gli ultimi fanatici del mare tornano alle loro rustiche casette dei residence, guardando con nostalgia il pigro rincorrersi delle onde verso la riva, mentre sotto i larghi ombrelli azzurri della spiaggia, molti giovani si raccontano le ultime barzellette di moda. Questa è una delle facce bellissime da sempre del prisma sempre che si chiama Pugnochiuso.

Ma la sera quando l’ultimo tagliaboschi è rientrato al proprio abituro per consumarvi, l’unico e frugale pasto del giorno e fumare finalmente in pace  la sua sigaretta intendo a pensare alle superflue piante da abbattere nei giorni futuri, ma la sera quando la rotonda dell’anfiteatro apre i battenti per dispensare una parte della sua felicità con il cabaret o gli spettacoli musicali, gli avventori sempre più assetati di liquori e di vita mentre calano le ombre sulle candide terrazze del centro commerciale la Piramide per portare il sonno ristoratore al personale che ha smesso il proprio lavoro; la sera il complesso di Pugnochiuso, con nella grande anima le due componenti di bene e di male è prono innanzi a Dio per chiederGli di riconoscere il suo nulla di cosa fatta dagli uomini per il bene utile ma sempre transitorio della vita.

A cura di Ettore Braglia

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