BARI – Il Decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri in vista del Primo Maggio introduce misure rilevanti in materia di salario, occupazione, rinnovo dei contratti, conciliazione vita-lavoro, sicurezza e contrasto al caporalato digitale, con una dotazione complessiva indicata in circa 934 milioni di euro. Per Confartigianato Puglia il provvedimento contiene molti elementi positivi, ma la sua efficacia si giocherà interamente nella fase attuativa.
“Il lavoro si difende rafforzando le imprese sane, premiando chi applica contratti seri e creando le condizioni perché assumere a tempo indeterminato sia una scelta sostenibile – dichiara Michele Dituri, Presidente di Confartigianato Puglia. L’aggancio del tema salariale ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative è un passaggio fondamentale per contrastare dumping contrattuale, lavoro povero e concorrenza sleale. Allo stesso tempo, è necessario evitare che nuove norme producano rigidità eccessive o comprimano l’autonomia negoziale delle parti sociali”.
Secondo l’ultima analisi nazionale dell’Ufficio Studi di Confartigianato (su base dati ISTAT – Rilevazione sulle Forze di Lavoro), negli ultimi quattro anni, nonostante problematiche energetiche, inflazione, tensioni geopolitiche e rallentamento della domanda, il lavoro dipendente stabile in Italia è cresciuto dell’11,2%, con 1.650.000 dipendenti permanenti in più tra il 2021 e il 2025. Nello stesso periodo l’occupazione complessiva è aumentata di 1.563.000 unità, pari al +6,9%, mentre il Mezzogiorno ha mostrato una dinamica superiore alla media nazionale, con il Sud a +8,7% e le Isole a +11,4%.
In questo quadro, le elaborazioni dell’Ufficio Studi su dati Eurostat e ISTAT mostrano che la Puglia ha registrato una crescita dell’occupazione del 7,8% tra il 2021 e il 2025, ma resta ancora distante dai livelli europei, con un tasso di occupazione 20-64 anni pari al 55,2%, contro una media italiana del 67,6% e una media UE del 76,1%. I dati congiunturali individuano inoltre segnali rallentamento: nel solo 2025, infatti, l’occupazione in Puglia ha subito una flessione dello 0,3%.
“Il dato pugliese ci consegna due riflessioni: il lavoro è cresciuto, ma il divario resta ancora troppo ampio. Ogni misura nazionale va valutata anche per la sua capacità di produrre effetti nei territori in cui l’occupazione è più fragile”, sottolinea Dituri.
Secondo Confartigianato Puglia, gli incentivi per giovani, donne, ZES e stabilizzazioni possono rappresentare una leva importante per il Mezzogiorno, in un contesto economico segnato da costi energetici elevati, forte competizione internazionale e crescente fragilità delle filiere locali. Tuttavia, il nodo è operativo: “Le microimprese hanno bisogno di strumenti semplici, certi e programmabili, non di misure formalmente corrette ma di fatto inaccessibili”. Per Dituri: “assunzioni, formazione duale, credito e politiche per il Mezzogiorno devono parlare la stessa lingua. Serve una strategia strutturale che accompagni le imprese nella crescita, nell’innovazione e nel ricambio generazionale”.
Confartigianato Puglia richiama inoltre il valore della rappresentanza e della bilateralità: “nel comparto artigiano la contrattazione non è solo salario, ma welfare, formazione, sicurezza e prossimità. È un modello che tiene insieme competitività dell’impresa e tutela della persona e che il Legislatore ha riconosciuto ma va ulteriormente rafforzato. Senza imprese solide non c’ è lavoro stabile e senza lavoro qualificato non c’è sviluppo. Le imprese non chiedono sussidi, chiedono condizioni per assumere. Se queste condizioni sono chiare e agibili, il lavoro stabile è una naturale conseguenza. Per questo chiediamo al Governo una fase attuativa rapida, chiara e costruita con il coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza”, conclude Dituri.
