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“Quartiere Ferrovia”: polemica a distanza tra Benvenuto e Landella

Si discute dell'annosa situazione del "Quartiere Ferrovia"

Botta e risposta tra la giornalista Alessandra Benvenuto e il Sindaco di Foggia, Franco Landella. La Benvenuto, postando una foto di una persona ubriaca riversa a terra, accusa il primo cittadino di essere tra i responsabili di questa situazione. La risposta di Landella non si è fatta attendere.

L’accusa di Benvenuto:
Caro sindaco Franco Landella,
avevamo fiducia che una zona gioiello storico e urbanistico della città tornasse a nascere. A un passo dalla villa comunale e dalla fontana di piazza Cavour oltre che dalla sede centrale dell’università. Ma da mesi, da anni, la situazione non cambia. PEGGIORA.Si avvicendano per le strade, ubriachi. Di ogni tipo e nazionalità. Seduti per terra o distesi, con pozze di sangue dietro al collo, ripiegati su se stessi, sostenuti da altri o con una bottiglia stretta tra le dita che barcolla insieme al loro corpo che traballa. E NOI A SCANSARLI. Non solo in occasione del fine settimana. Ogni giorno. Questo disgraziato qui sotto, che cercammo di aiutare ad alzarsi, non era morto. Grazie a dio. Ma sembrava di sì. Ne incontriamo all’ora caffè, aperitivo, merenda che si godono lattine di birra o vino a cominciare dalle dieci del mattino. È molto carino dover spiegare ai nostri figli, alle nostre bambine che il mondo non è fatto solo di ubriachi. A pochi metri si adoperano anche prostitute, sa? E NOI A CHIEDERE PERMESSO. Tutti a occupare il bel marciapiede sotto casa. È cucina, salotto, toilette, e “locale” commerciale. Bevono, fumano, mangiano e sistemano stracci e coperte e calze e scarpe usate per terra e fanno scambi. A tacer di molto altro.
Avevo visto cose simili in India, a Mumbai. Ma quella era casa loro. Qui sono ospiti. Ma non lo sanno. Nessuno glielo spiega. Nessuno lo sa fare. Nessuno lo vuol fare. Nessuno ha il coraggio e la generosità di farlo. Sono tutti concentrati qui, caro sindaco. Non esiste altro luogo della città in cui si assembrano in masse così appassionate.
Forse i commercianti vi chiedono di stare tutti vicini. Bene. Li state accontentando. E noi siamo socievoli, accoglienti e curiosi. Sia benedetta una ricchissima multiculturalità. Serve a far crescere interi paesi e città. E in parte si, sono grandi e cortesi lavoratori. Non chiudono neanche la domenica. Peccato che molti altri che frequentano locali non conoscono le buone maniere. NON SI PUÒ BIASIMARLI. ARRIVANO DALL’INFERNO. E QUI PER LORO È IL PARADISO. EPPURE SVENGONO. E QUASI MUOIONO. OGNI GIORNO. Voi li accontentate, certo. MA LORO NON SONO FELICI. E nemmeno noi.
Vuol venire, caro sindaco, a trascorrere qualche giorno con noi ? Con loro ? Stare un po’ da queste parti potrebbe aiutarLa, aiutarVi a trovare una soluzione. Le chiediamo troppo? Gli strumenti (e le ordinanze) esistono. Una pattuglia di polizia municipale serve a non più di nulla. Si fidi. E’ fumo negli occhi.
Le città sono di chi le ama. Non certo di chi consente che un quartiere si trasformi in pericoloso porcilaio. E non dica che è tutta colpa del governo nazionale di sinistra, solo perché Lei è di destra. ( La vede l’immagine del mio profilo Facebook ? Serve a ricordarMi e ricordarci l’importanza del modo di apprendere delle scimmie. Imparano “per imitazione” da chi fa meglio e prima di loro. Potreste provare a informarvi su come risolvono il problema altre città per esempio…chissà mai..).
La trovi presto però questa soluzione. Insieme ai Suoi assessori, al questore, al prefetto, al procuratore. Insieme a chi vuole. Altrimenti vorrà dire che anche Lei fa parte del problema. Così direbbe Confucio, giusto ?
Grazie, signor sindaco. A nome di tutti.
Ce la può fare. Se solo volesse.
Anzi. Ce la farà. Ne siamo certi.

La risposta di Landella:
Cara dottoressa Benvenuto,
la lettera aperta che ha inteso indirizzarmi attraverso la Sua pagina Facebook è un condensato di rabbia e di disperazione. E nessuno dei due sentimenti è infondato o ingiustificato. Conosco la situazione di quello che ormai definiamo il “Quartiere ferrovia”. Sono a conoscenza dell’emergenza che ormai ha assunto le caratteristiche del dramma. Non mi sfuggono la paura dei residenti né il senso di abbandono che purtroppo avvertono.
E tuttavia, dottoressa Benvenuto, Lei punta l’indice, invoca interventi immediati, pretende soluzioni definitive. E lo fa rivolgendosi al sindaco, dicendogli che in assenza di risposte egli sarà parte del problema.
Ho il massimo rispetto per il Suo stato d’animo e per quello dei nostri cittadini, costretti ogni giorno a convivere con una situazione che neppure il buonismo più cieco può considerare tollerabile. Risolverla, dopo decenni di disinteresse, è però molto più complesso dello scrivere una lettera. Soprattutto se a doverlo fare è chi non ha alcuna competenza in materia.
Il sindaco non controlla i flussi migratori, non può disporre espulsioni per gli stranieri irregolari, non ha poteri nel campo dell’ordine pubblico, se non per la parte di collaborazione della Polizia Locale con le altre Forze dell’Ordine.
Lei mi invita a copiare da altre città, dottoressa Benvenuto. Eppure sono certo che non Le sfuggirà che poche città hanno un CARA dietro l’uscio e che l’emergenza legata ai flussi migratori appartiene ormai a tutte le città italiane. Prendere spunto da chi ha idee è sempre una cosa positiva; così come è sempre una cosa assolutamente sbagliata paragonare situazioni e contesti diversi.
Leggo le Sue parole come uno sfogo di dolore, anche se hanno il suono della ricerca di un capro espiatorio. Sì, di un capro espiatorio, perché mi invita a non scaricare la responsabilità sul “Governo nazionale di sinistra”. Ma Lei sa, dottoressa Benvenuto, che non sono i sindaci a definire le politiche dell’immigrazione o le regole per il controllo dei flussi? Sa che la situazione che Lei vive ogni giorno è innanzitutto il frutto avvelenato di quella falsa accoglienza che i Governi – soprattutto guidati dal centrosinistra – hanno promosso? A chi dovrei attribuire la responsabilità di quello che sta accadendo, in Italia ed a Foggia, se non a quanti hanno costruito le condizioni affinché ciò di cui Lei si lamenta avvenisse?
Negli ultimi giorni, grazie all’attenzione del nuovo Prefetto e del nuovo Questore ed a seguito delle riunioni tenute con i rappresentanti del Comitato Quartiere Ferrovia, le cui istanze sono state accolte e condivise, l’area della stazione ferroviaria è stata oggetto di interventi e controlli capillari interforze, che hanno riguardato esercizi commerciali e cittadini presenti nell’area. Non per “allontanare lo straniero”, ma per ripristinare regole e legalità. So che dal Suo punto di vista si tratta di misure ancora insufficienti. Siamo tuttavia solo all’inizio di un percorso che, come è stato annunciato, sarà stabile e duraturo.
L’Amministrazione comunale, per parte sua, non si è voltata dall’altra parte. Il Comune ha potenziato la videosorveglianza e aumentato il pattugliamento da parte della Polizia Locale. Lei sostiene che non serva, che sia fumo negli occhi. Mi permetta di non essere d’accordo con Lei e di confermare la volontà di istituire un presidio fisso dei nostri agenti municipali, come deliberato ufficialmente dal Consiglio comunale.
Le Ordinanze cui Lei fa riferimento, dottoressa Benvenuto, sono state firmate ed hanno portato anche a numerose sanzioni. Quando vuole avrò piacere di farLe conoscere gli stessi dati che ho pubblicizzato qualche settimana fa in risposta a chi muoveva le Sue stesse contestazioni. Il DASPO Urbano, inserito nel Decreto Sicurezza recentemente approvato, è stato applicato dal Comune di Foggia proprio nella zona della stazione ferroviaria. Ed il nostro è stato uno dei primi Comuni italiani a farlo.
Eppure non basta. Eppure il senso di smarrimento dei residenti non sembra placarsi. Ma non è al sindaco che Lei deve imputare le colpe. E non lo affermo per “passare il cerino”, come si dice in gergo. Sono consapevole del fatto che ciascuno di noi debba fare la sua parte, perché solo lavorando fianco a fianco sarà possibile affrontare un problema che viene da lontano, ben più complicato delle analisi superficiali che, di volta in volta, vengono formulate sull’onda del legittimo malessere.
Evitiamo di cercare a tutti i costi un colpevole. Perché questa pratica non risolverà l’emergenza.
Non sono io che posso farcela, dunque. Ce la faremo se saremo uniti. Ce la faremo se sapremo far sentire alta e forte la nostra voce nei confronti di chi ha strumenti e ruoli per intervenire. Ce la faremo se sapremo sottrarre questo tema alla polemica politica e farne una priorità della città. Ce la faremo se saremo insieme.

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