Poligrafico, bilancio da record e una cerignolana nel Cda: Francesca Marino nel board

L’assemblea dell’11 giugno ha approvato ricavi a 574 milioni e utile netto a 175 milioni, interamente versato al Mef.

Non solo numeri da primato. Il rinnovo dei vertici dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato porta per la prima volta un professionista della Capitanata nel board dell’azienda pubblica che stampa monete, banconote, passaporti e carte d’identità.

L’assemblea dei soci, controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha approvato il bilancio 2025: ricavi per 574 milioni di euro, Ebitda a 236 milioni e utile netto di 175.089.441 euro — il risultato migliore nella storia dell’ente. L’intero utile sarà girato come dividendo al Mef.

Con i conti, è arrivato anche il nuovo assetto di governance del Poligrafico:

Consiglio di amministrazione: Pietro Di Paolantonio (presidente), Michele Sciscioli (amministratore delegato confermato), Stefano Corti, Francesca Marino e Flavia Scarpellini.

Collegio sindacale: Ambrogio Brambilla (presidente), Claudia Santilli e Remo Tagliacozzo effettivi; Marco Enzo Pitotti e Monica Petrella supplenti.

Chi è Francesca Marino

Avvocatessa cerignolana, nata il 20 marzo 1985, doppia laurea alla Luiss Guido Carli — in Giurisprudenza nel 2008 con tesi in Diritto privato comparato e in Economia nel 2010 con tesi in Analisi economica del diritto. Iscritta all’Albo di Foggia dal 12 febbraio 2012, è curatore fallimentare e arbitro nominato dai tribunali di Foggia e Roma, e attualmente membro del direttivo di Aiga Foggia. Dopo uno stage a Roma in Dewey & LeBoeuf su banking e finance, ha collaborato con la cattedra di Guido Alpa alla Sapienza contribuendo al Codice civile commentato.

La sua nomina ha un peso simbolico per la provincia: porta competenze giuridiche civilistiche, societarie e fallimentari dentro una delle aziende strategiche dello Stato, in un momento in cui il nuovo Cda dovrà bilanciare il record di redditività con gli investimenti tecnologici futuri — visto che l’intero surplus 2025 finisce al Tesoro e riduce la capacità di autofinanziamento dell’istituto.

L’indicazione dell’azionista è chiara: confermare la linea gestionale di Sciscioli, mantenere l’equilibrio tra servizio pubblico e sostenibilità economica, e trasformare il picco di Ebitda in una strategia di sviluppo di lungo periodo.

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