ROMA – Sono circa 800 i piccoli Comuni italiani che hanno deciso di intraprendere un’azione legale contro la riforma sulla riperimetrazione dei territori montani prevista dalla Legge 131/2025, promossa dal ministro Roberto Calderoli. La battaglia si sposta ora davanti ai giudici amministrativi del Lazio, chiamati a pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento.
Al centro della contestazione c’è la ridefinizione dello status di “comune montano”, ritenuto fondamentale per accedere a deroghe e servizi essenziali in ambiti come scuola, sanità, trasporti e formazione. Secondo i sindaci, la nuova normativa rischia di penalizzare fortemente numerosi territori, soprattutto nel Mezzogiorno.
Intanto il Coordinamento nazionale piccoli comuni montani si è riunito in seduta da remoto da Castelluccio Valmaggiore per coordinare le prossime iniziative. Il presidente Virgilio Caivano ha ribadito la contrarietà alla riforma, definendola una misura “ingiusta e dannosa”, soprattutto per realtà della Capitanata come Carlantino, Casalvecchio di Puglia e Castelnuovo della Daunia.
Dal Coordinamento sottolineano come una prima revisione dei criteri abbia già consentito a quasi mille Comuni di rientrare nella classificazione montana, segno – sostengono – delle criticità iniziali della legge. Tuttavia, la richiesta resta netta: abrogare la riforma e ridefinire i parametri in modo più equo.
La mobilitazione dei piccoli enti locali prosegue compatta, con l’obiettivo di ottenere dalla magistratura quella revisione che, denunciano, la politica non ha voluto riconoscere.
