Cultura e territorio

Ordona: la nascita del borgo dauno nel Mezzogiorno Borbonico

Ordona – Nel corso del XVIII secolo, così come avvenne in alcuni grandi stati europei, anche nel Mezzogiorno Borbonico furono avviate numerose iniziative allo scopo di favorire lo sviluppo di aree demograficamente ed economicamente depresse, ma dotate di rilevanti potenzialità in campo agricolo per le loro risorse naturali.

Il piccolo borgo di Ordona (FG), nel Mezzogiorno d’Italia.
Crediti foto: Noemi Di Leva

Nel 1774, infatti, Ferdinando IV di Borbone progettò di creare, nelle terre pugliesi un tempo dei Gesuiti, “Cinque Reali Siti”.

Antica tenuta gesuitica, Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

Sin dal Luglio del 1769 furono richieste al fiscale di Trani le planimetrie delle quattro masserie ex gesuitiche preesistenti: di queste si conservano due grafici di Ordona, nei quali vi è un’accurata rappresentazione dell’insediamento urbano dell’epoca sul territorio (i due grafici, datati 1769 sono in ASNa, “Segreteria di stato di Casa Reale”).

L’intenzione era quella di ripopolare la zona fertilissima del Tavoliere delle Puglie per una sua riqualificazione e soprattutto mettere in atto il proficuo sfruttamento agricolo delle sue campagne disabitate.

In lontananza, il piccolo borgo di Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

Il governo borbonico decide pertanto di istituire quattro colonie agricole nelle altrettante masserie ex gesuitiche, tra cui Ordona, con l’obiettivo di installarvi famiglie di agricoltori poveri (i mezzadri).

Nacquero così le colonie di Orta, alla quale fu aggregata Ordona, di Carapelle, di Stornarella e Stornara.

Il villaggio di Ordona col passare del tempo si sviluppò sempre di più e solo gradualmente evolse nell’odierno borgo.

Chiesa di San Leone Vescovo, Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

Posto in corrispondenza della convergenza dei principali assi stradali, “la via Nova de Napoli, la via d’Ascoli, la via d’Ordona”, il borgo si discosta dalla tradizionale articolazione dei borghi franchi.

Alla fine del 700′ e soprattutto durante la prima metà dell’800 ad Ordona vennero edificate non poche case e alcune costruzioni di pubblica utilità.

Via Ascoli, Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

Il nucleo urbano era in origine caratterizzato da edifici che il governo borbonico aveva provveduto a far costruire, quali il Palazzo dell’Alloggio, la Chiesa, la Torre di difesa e le strutture residenziali, tra cui anche un complesso abitativo denominato le “Sette Case”.

1975 – Le cosidette “Sette Case”, prima della loro demolizione.
(Foto d’archivio)

Sebbene il nucleo abitativo originario sia oggi in gran parte scomparso, questo a causa, ad esempio, della demolizione a partire dal 1975 di edifici di egregia rilevanza storica, pronfondamente legati alla civiltà contadina ordonese, quali proprio le “Sette Case” e dell’accidentale crollo della “Torre di Ordona”, permangono la Posta situata in contrada Bosco e il granaio monumentale risalente all’800′, denominato “Meta Chiusa”.

Le “Sette Case” o anche dette “Sette Casette” costituivano, invece, un interessante complesso rurale, un unico fabbricato edilizio, una costruzione allungata di strutture allineate, situato vicino all’attuale Municipio.

Municipio di Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

L’edificio, a pianta rettangolare, venne costruito su due livelli: al piano terra una parte della superficie era aperta a porticato, elemento caratteristico delle case rurali, destinato al ricovero degli animali, invece, al primo piano vi erano delle porte d’ingresso, in totale sette, che davano accesso ad un unico vano, da destinare all’alloggio dei coloni e alla custodia degli attrezzi da lavoro.

Si trattava, infatti, di una casa colonica, abitata cioè da contadini e famiglie mezzadrili, vincolate da contratto di mezzadria con il proprietario del podere.

La Posta in contrada Bosco (da non confondere con Posta Crusta che è invece di epoca romana), è anch’essa parte della cultura urbanistica dell’abitato.

Tuttora esistente, è costituita da un grande camino e da un ampio recinto per le pecore destinato alla mungitura, in cui i pastori assieme alle loro greggi vi sostavano a seguito di un lungo cammino durante il periodo di migrazione stagionale, per trovare un ristoro temporaneo.

Sarebbe auspicabile un restauro ed un riutilizzo di questo interessante edificio, che dovrebbe essere elevato a “documento storico” della civiltà pastorale.

Esso, infatti, rappresenta un monumento dall’accentuata ed incredibile pregnanza storica per il suo fervido legame col periodo della transumanza in Puglia.

Infatti, il Tavoliere di Puglia è stato in Italia il più grande territorio di pascolo invernale per le greggi transumanti ed era in totale suddiviso in 43 aree pascolive: le cosidette “locazioni”.

Ciascuna locazione ospitava un certo numero di Poste. Ogni Posta costituiva un vero e proprio rifugio serale delle greggi transumanti ed era di solito collocata nei pressi di una Masseria.

Aveva forma rettangolare, circondata da alte mura ed era, inoltre, suddivisa in scomparti, necessari per ospitare le diverse tipologie di ovini.

Via D’Aloia, Ordona (FG).
Crediti foto: Noemi Di Leva

Il piccolo borgo di Ordona, tuttavia, conserva ancora oggi pregevoli resti del nucleo abitativo originario sette-ottocentesco, nell’attuale e moderno centro abitato.

La “Meta Chiusa”, infatti, il grande granaio ottocentesco, è uno di questi. L’edificio è stato costruito in opera laterizia, attuando dunque un evidente richiamo all’antichità, con il reimpiego nella facciata anteriore di due importanti epigrafi e basi frammentarie di statue di epoca romana.

Queste iscrizioni erano state realizzate dalla “corporazione dei mancipes”, appaltatori di proprietà imperiali, in onore di imperatori, consoli e magistrati di Herdonia.

Sito archeologico di Herdonia, ad Ordona.
Crediti foto: Noemi Di Leva

Queste sono la dimostrazione del notevole ruolo politico ricoperto dalla città sino agli inizi del IV secolo d. C., testimonianza dell’evoluzione storica nel Tavoliere di Puglia.

Su questi pezzi architettonici, infatti, vi è anche conservato un chiaro riferimento al “municipium”, che costituisce un’esplicita attestazione dello stato municipale della città di Herdonia.

Un monumento, insomma, dal preziosissimo valore storico, iconografico, archeologico, identitario e culturale, dopo secoli presente ancora in buone condizioni sul nostro territorio nazionale.

Fonti: “Archivi Storici dei Cinque Reali Siti – Comune di Ordona” Editrice Parnaso; “Città d’Europa e cultura urbanistica nel Mezzogiorno Borbonico: il patrimonio iconografico della raccolta Palatina nella Biblioteca Nazionale di Napoli” di Raffaele Ruggiero.

Noemi Di Leva

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