Crediti Foto: Pagina Facebook "I nettascarpe"

Il nettascarpe, quell’antico arnese ai piedi dei palazzi d’epoca

Avete mai visto quest'antico arnese in ghisa sui marciapiedi?

Foggia Reporter

Foggia – Molte volte ci siamo passanti davanti, stando attenti a non inciampare, chiedendoci a cosa servisse questa piccola lamina in ghisa fissata nei marciapiedi all’entrata dei palazzi d’epoca. Questo strano arnese si chiama nettascarpe, ed è uno dei tanti oggetti in estinzione, simboli di un’epoca ormai passata.

Questo antico arnese in ghisa era utilissimo un tempo, permetteva di pulire le suole delle scarpe quando le strade non erano ancora asfaltate e la maggior parte della gente si recava in campagna per lavorare, tornando poi a casa con le suole delle scarpe interamente ricoperte di fango, soprattutto se la giornata era stata piovosa.

Oggi quest’oggetto di una volta sta lentamente scomparendo sui nostri marciapiedi, eppure un tempo era davvero diffuso. Si notano ancora dei nettascarpe ai piedi dei portoni dei palazzi meno moderni, sicuramente li avrete notati tra le strade del centro di Foggia, in prossimità degli edifici ottocenteschi e non solo. È, infatti, nell’Ottocento che i nettascarpe si diffondono in modo capillare, è questa l’epoca in cui compaiono diversi esemplari in ferro battuto o a stampo.

Nel Novecento, durante il Fascismo, questi arnesi raggiungono la loro definitiva affermazione: si dffondono quelli a parete, spesso di minore pregio estetico, più comuni all’interno degli edifici, in corrispondenza dell’accesso alle varie scale, e quelli a terra, posti ai lati dei portoni d’accesso dei palazzi.

Questi caratteristici ferri in ghisa erano di diverse fogge, indicavano il ceto sociale di chi abitava il palazzo. Alcuni di pregiata e ricercata manifattura presentevano diversi decori, altri, quelli degli edifici della gente più umile, erano molto semplici.

A partire dagli anni ’60 questi piccoli gioielli urbani iniziarono gradualmente a scomparire. Tuttavia, alcuni esemplari di nettascarpe sono ancora presenti nel nostro tessuto urbano, resistono agli anni e alle intemperie, testimoni di un tempo lontano che aspettano di catturare il nostro sguardo e la nostra curiosità

 

(Da una relazione presentata al IV Congresso Italiano di Etnoarcheologia – Roma 2006, da Olga Colazingari e Alessandro Guidi)