FOGGIA – Doveva essere un luogo della memoria, un monumento destinato a ricordare una delle pagine più drammatiche della storia cittadina. E invece, a pochi giorni dall’inaugurazione del monumento dedicato alle vittime civili dei bombardamenti del 1943, l’attenzione dei foggiani si è spostata su un dettaglio che ha dell’incredibile: un errore inciso nel bronzo della targa commemorativa.
A notarlo per primo è stato un attento osservatore delle vicende cittadine, conosciuto sui social come Sinuhe da Foggia. Sul manufatto, infatti, al posto della frase “nostra ferita aperta” compare la dicitura “nostria feria aperta”, una svista tanto evidente quanto difficile da giustificare.
Un errore che non riguarda un semplice cartello temporaneo o una pubblicazione online facilmente correggibile, ma una targa in bronzo destinata a rimanere nel tempo. Una scritta passata attraverso diverse fasi: la redazione del testo, la verifica, l’incisione, la realizzazione materiale dell’opera e infine l’inaugurazione ufficiale.
«Sembra il titolo di un cinepanettone bellico – ha commentato ironicamente Sinuhe da Foggia sui social – non la tragedia che ha raso al suolo una città. E tutto questo inciso nel bronzo, eterno, pubblico, pagato, inaugurato, fotografato, benedetto e condiviso sui social con migliaia di cuoricini».
Dietro l’ironia si nasconde però una riflessione più profonda. Il monumento nasce per custodire la memoria delle migliaia di vittime civili dei bombardamenti che devastarono Foggia durante la Seconda guerra mondiale. Proprio per questo, la cura dei dettagli avrebbe dovuto essere massima. La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: com’è possibile che un errore così evidente sia sfuggito a tutti? A chi ha predisposto il testo, a chi lo ha approvato, a chi lo ha inciso e a chi ha seguito l’intero iter fino alla cerimonia inaugurale. L’episodio rischia di trasformare un momento di raccoglimento e memoria in un caso di superficialità amministrativa. Perché il problema non è soltanto il refuso in sé, ma ciò che rappresenta: la mancanza di attenzione in un’opera pubblica che avrebbe dovuto rendere omaggio alle vittime e alla storia della città.
E così, come osserva amaramente il cittadino che ha segnalato l’errore, l’ironia diventa quasi un meccanismo di autodifesa. «Perché se non ridiamo – scrive – ci tocca piangere due volte: per chi è morto nel 1943 e per chi, nel 2026, ha lasciato passare “feria aperta” come se niente fosse». Ora resta da capire se la targa verrà corretta e in quali tempi. Perché la memoria merita rispetto. E anche l’ortografia, quando viene scolpita nel bronzo della storia.
