FOGGIA – Torna in libertà Armando Li Bergolis, 51 anni, figura storica della criminalità garganica e considerato dagli investigatori uno dei nomi più influenti della cosiddetta mafia del promontorio.
La scarcerazione dell’esponente del clan dei “montanari” di Monte Sant’Angelo riaccende inevitabilmente l’attenzione su una delle famiglie protagoniste delle più sanguinose faide del Gargano dagli anni Settanta a oggi. Li Bergolis aveva scontato anche diversi anni di detenzione al regime del 41 bis, misura applicata proprio in ragione della sua ritenuta elevata pericolosità criminale. Il nome dei Li Bergolis è legato a decenni di guerre di mafia che hanno insanguinato il territorio garganico: prima il lungo conflitto con il gruppo Primosa-Alfieri, poi le tensioni con i Ricucci, inizialmente alleati e successivamente divenuti rivali in una spirale di vendette, omicidi e regolamenti di conti che ha segnato profondamente la storia criminale dell’area.
Secondo le ricostruzioni investigative, Armando Li Bergolis avrebbe rappresentato per anni uno dei principali punti di riferimento del clan Li Bergolis-Miucci, indicato nelle inchieste antimafia come una delle organizzazioni più radicate e strutturate del Gargano. Un ruolo consolidato attraverso il controllo del territorio, il peso intimidatorio della famiglia e il prestigio criminale maturato nel corso delle faide.
Il suo nome compare soprattutto negli atti del processo “Iscaro-Saburo”, il maxi procedimento che segnò una svolta nelle indagini sulla criminalità garganica, certificando per la prima volta l’esistenza di una vera e propria organizzazione mafiosa sul promontorio. In quel processo Armando Li Bergolis venne condannato a 27 anni di reclusione, stessa pena inflitta al fratello Matteo, mentre Franco Li Bergolis fu condannato all’ergastolo. La famiglia Li Bergolis viene considerata da tempo una delle colonne storiche della mafia garganica. Armando, Matteo e Franco sono figli di Pasquale Li Bergolis, ucciso durante la faida con i Primosa-Alfieri, e nipoti di “Ciccillo” Li Bergolis, ritenuto il patriarca del clan e assassinato nel 2009.
Nei prossimi mesi tornerà libero anche Matteo Li Bergolis, mentre il fratello Franco resta detenuto in quanto condannato all’ergastolo. Durante la lunga detenzione, Armando Li Bergolis era finito al centro delle cronache anche per essere stato, nel 2014, il primo detenuto sottoposto al 41 bis a ottenere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita. Nel 2024, inoltre, il Tribunale di Viterbo aveva dichiarato prescritto il procedimento che lo vedeva imputato per una presunta aggressione ad agenti della polizia penitenziaria avvenuta nel 2016. La sua scarcerazione viene ora monitorata con particolare attenzione dagli investigatori, anche alla luce dei nuovi assetti della criminalità garganica e delle recenti inchieste che continuano a descrivere il Gargano come uno dei territori più delicati e violenti del panorama mafioso pugliese.
