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Macchinari non in regola: ecco quando è opportuno procedere all’adeguamento

Per tutte le aziende che operano nel settore produttivo, da quello metalmeccanico a quello alimentare, vige l’osservanza di una serie di requisiti riuniti all’interno della cosiddetta Direttiva Macchine 89/392/CE. In vigore dal 1996, la Direttiva Macchine riunisce quelli che, per la legge italiana, sono i RES, ovvero i Requisiti Essenziali di Sicurezza.

Ciò significa che tutte le aziende che fanno uso di macchinari devono accertarsi che i mezzi produttivi utilizzati rispettino le condizioni di sicurezza. Per comodità, l’adempimento di tali obblighi normativi identifica le macchine con il marchio CE: tutti le attrezzature per la produzione che presentano tale marchio sono quindi considerate “a norma”.

Spesso però, i macchinari che vengono utilizzati nelle fabbriche non rispondono a questi requisiti perché prodotti prima dell’entrata in vigore della Direttiva. A questo punto l’imprenditore può decidere se richiedere l’adeguamento delle macchine o disfarsi del macchinario. La scelta non è sempre facile in quanto entrano in gioco motivazioni legate alla convenienza economica.

Come adeguare i macchinari

Utilizzare solo attrezzature considerate a norma è un obbligo di legge e non ci si può sottrarre in alcun modo da questo adempimento. In tal senso, è possibile avviare una procedura di adeguamento delle macchine allo scopo di far loro ottenere il marchio CE.

Si tratta però di un percorso non privo di difficoltà perché prevede la necessità di presentare una documentazione molto dettagliata e che difficilmente può essere portato a termine con successo senza l’aiuto di un esperto conoscitore in materia legislativa.

In genere viene caldamente consigliato di redigere una valutazione dei rischi affidata a tecnici specializzati in quanto la responsabilità finale di eventuali incidenti avvenuti a causa di macchinari non in regola, ricade interamente sul datore di lavoro. Inoltre, la verifica di conformità delle attrezzature non CE, è, secondo la direttiva contenuta nell’articolo 70 del Decreto legislativo 81/2008, un obbligo proprio del datore di lavoro.

Nel caso in cui, durante un’ispezione effettuata dai controllori dell’ASL Spisal, venissero riscontrate delle difformità, l’imprenditore rischia pene molto severe, fra cui, nei casi più gravi, l’arresto. Qualora l’imprenditore decidesse di procedere ad adeguare i macchinari ai requisiti minimi di sicurezza, è opportuno che si rivolga solamente a personale altamente specializzato, che si occuperà di analizzare il mezzo produttivo e di applicare gli interventi necessari al fine di portarlo a norma di legge.

Vendere un macchinario non a norma è possibile?

Dopo aver redatto un’analisi tecnica, la risorsa incaricata può intervenire materialmente per adeguare l’attrezzatura.

In questo caso si avrà l’obbligo di aggiornare gli schemi elettrici, gli schemi pneumatici, il libretto di istruzioni e quello di manutenzione; inoltre, si dovrà predisporre l’aggiornamento anche di tutta la documentazione tecnica che completa il macchinario.

Una volta eseguite queste operazioni, il proprietario del mezzo produttivo potrà (e dovrà) richiedere una specifica dichiarazione di conformità agli standard di sicurezza.

Se tuttavia, l’imprenditore dovesse decidere di non far eseguire un adeguamento tecnico, ma volesse liberarsi del macchinario non a norma, egli è comunque obbligato a fornire una serie di requisiti per poter completare la transazione.

La dichiarazione di conformità che attesta il raggiungimento degli standard minimi di sicurezzaè obbligatoria qualora si volesse realizzare una vendita. La legge vieta, infatti, di vendere un macchinario non in regola con la clausola del “visto e piaciuto”.

Solamente in caso di permuta o di rottamazione, l’obbligo di conformità ricade sul compratore, tuttavia, nel caso in cui l’acquirente fosse una ditta che intende rottamare il bene, il venditore deve sincerarsi che questo abbia i requisiti per smaltire il rifiuto.

Redazione

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