BARI – La Corte d’Assise d’Appello di Bari ha confermato le condanne a 8 anni e 4 mesi per l’imprenditore agricolo Pompeo Todisco, 64 anni, e a 6 anni e 4 mesi per la sua collaboratrice Ilona Katarzyna Babele Pstuszka, 47 anni, entrambi di Orta Nova. I due erano imputati nell’ambito dell’inchiesta “Terra promessa” del 2006 sullo sfruttamento sistematico di braccianti polacchi reclutati con false promesse di lavoro e ridotti in condizioni di schiavitù nei campi del Foggiano.
La Corte ha riconosciuto per entrambi i reati di riduzione in schiavitù e associazione per delinquere, aggiungendo per Todisco anche l’accusa di tratta di esseri umani, confermando integralmente la sentenza di primo grado del gennaio 2024. Accolte le richieste del procuratore generale, mentre le difese avevano invocato l’assoluzione o la derubricazione dei fatti a caporalato. È già annunciato il ricorso in Cassazione.
L’inchiesta ricostruisce una rete criminale transnazionale attiva tra Polonia e Capitanata, responsabile del reclutamento, trasferimento e sfruttamento di decine di braccianti: lunghi turni nei campi, paghe irrisorie, alloggi degradati e un controllo continuo da parte degli sfruttatori. Todisco avrebbe diretto una delle cellule operative italiane incaricate di smistare i lavoratori e gestirne lo sfruttamento; Pstuszka avrebbe reclutato connazionali e fatto da intermediaria.
La vicenda giudiziaria, durata quasi vent’anni, ha attraversato più processi, annullamenti e rinvii tra Tribunale, Corte d’Assise e DDA. Le condanne confermate ieri rappresentano un ulteriore tassello nella lunga battaglia giudiziaria contro lo sfruttamento dei lavoratori stranieri nella provincia di Foggia.
