MANFREDONIA – La memoria di padre Arcangelo Maira continua a vivere e a lasciare il suo segno, ad ispirare nuove generazioni nell’impegno verso i più fragili, nella difesa dei più deboli, nel senso di accoglienza per l’altro. Perché l’eredità lasciata dal missionario scalabriniano che tanto ha fatto in favore dei migranti, degli invisibili, di chi viveva vari ghetti presenti nel nostro territorio, continua in qualche modo a camminare sulle gambe di altri volontari e operatori, generando ancora un messaggio di speranza. È il senso della cerimonia di scopertura della targa del progetto SAI – Sistema Accoglienza Integrazione promosso dal Comune di Manfredonia e gestito dalle cooperative Medtraining e Kaleidos, intitolato a padre Arcangelo Maira, che si è svolta ieri sera a Casa dei Diritti di Siponto.
Dopo averlo annunciato nel corso delle iniziative legate alla “Giornata Mondiale del Rifugiato”, lo scorso14 settembre, su proposta del sindaco Domenico la Marca, laGiunta comunale di Manfredonia con la deliberazione numero 204, approvata all’unanimità, ha espresso indirizzo favorevole, dopo aver anche sentito gli Uffici del Servizio Centrale SAI per i quali nulla osta alla iniziativa in questione. «Padre Arcangelo ci ha lasciato un’eredità, quella di lottare per i diritti e lo ha fatto sporcandosi davvero le mani, portando il suo spirito missionario nel nostro territorio, contribuendo a migliorare la vita delle persone più fragili, dei migranti che vivevano nei ghetti. L’eredità che ci ha lasciati è di restare più umani e attenti ai bisogni della gente» ha detto il sindaco Domenico la Marca. Oggi il SAI di Manfredonia accoglie 55 beneficiari nel progetto. Arrivano da Paesi come Ucraina, Mali, Benin, Bangladesh, Perù, Egitto e ieri erano tutti presenti al momento di condivisione. Diversi dei beneficiari fuoriusciti dal progetto sono poi rimasti a vivere nella città sipontina, integrandosi nella comunità a livello sociale e lavorativo.
«Fare memoria delle persone è importante, e il segno del lavoro svolto da padre Arcangelo va coltivato – ha aggiunto Carmine Spagnuolo, presidente cooperativa Medtraining – . Chi passerà da queste parti magari si chiederà chi era padre Arcangelo, conoscerà la sua figura e la sua azione di intervento potrà ancora ispirare qualcuno». «Non ho avuto modo di conoscerlo personalmente, ma da tutti i racconti ascoltati da quando sono qui ho capito che padre Arcangelo continua a vivere nel bene che si fa a Manfredonia – ha evidenziato padre Franco Moscone, arcivescovo della Diocesi Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo – . Abbiamo bisogno di persone che come i profeti aprono le strade verso i diritti e verso l’attenzione ai più fragili». Presente all’inaugurazione anche Maria Teresa Valente; assessora al Welfare e Cultura del Comune di Manfredonia.
La famiglia di padre Arcangelo ha accolto con grande entusiasmo l’intitolazione del SAI al missionario scalabriniano che negli anni della sua attività ha coinvolto tanti giovani nel campo di servizio “Io Ci Sto”, ha più volte denunciato le drammatiche condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano i braccianti negli insediamenti informali, ha contribuito a rendere più consapevoli i braccianti agricoli dei loro diritti di lavoratori, ha organizzato corsi di lingua italiana per facilitare l’inclusione, ha promosso tante iniziative finalizzate non solo ad accogliere ma anche a sensibilizzare le realtà locali ad avere una maggiore attenzione nei confronti dei migranti.
