La malombra, lo scazzamurillo e l’urije da càse: viaggio tra le leggende popolari

Tra le tante "perle" della saggezza popolare foggiana, abbiamo deciso di ...

Foggia Reporter

Foggia – La nostra città, come tante altre del Sud Italia, brulica di credenze e leggende popolari che affondano le loro radici nella notte dei tempi. Tra le tante “perle” della saggezza popolare foggiana, abbiamo deciso di tuffarci tra quelle più “paranormali”. Conoscete la differenza tra malombra, scazzamurillo e urije da càse?

“Stai come una malombra”. Sicuramente avrete sentito questa frase pronunciata da foggiani anziani e più giovani. Conoscete il significato di questo modo di dire? La malombra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case, uno spirito maligno. La cosa più cattiva che può fare la malombra è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, bloccando il respiro fino a provocare la morte del malcapitato, se quest’ultimo non trova la forza di girarsi.

In forma umana, la malombra, si presenta come un soggetto con un abbigliamento strano e dal comportamento anomalo. In altri casi, invece, questo spirito farebbe sentire la propria presenza facendo rumore o spostando oggetti. A Foggia si dice “è un’anima in pena”. Per non farla avvicinare di notte, gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa lasciando in pace chi dormiva in casa.

Lo scazzamurillo, invece, è lo spirito di un qualsiasi bambino morto senza aver ricevuto il sacramento del battesimo. Vive in casa e ne combina di tutti i colori. Fa dispetti, nasconde gli oggetti e può apparire di notte. Nella tradizione popolare lo scazzamurillo viene descritto come un piccolo folletto, dotato di poteri magici e alquanto dispettoso. Di notte può sedersi sulla pancia e iniziare a strangolarti se non riesci ad acchiappare in tempo il suo cappello magico; per questo si dice che non bisogna mai dormire a pancia all’aria.

Infine, l’urije da càse è un’entità invisibile, impalpabile e protettrice della casa. In passato, ma ancora oggi in molte case dei foggiani, se qualcuno grida, litiga o bestemmia, c’èe sempre qualcuno, generalmete la donna più anziana della casa, che dice: “Cìtte, ca se guàste l’urije da chese!”.

Fonte: manganofoggia.it