C’è una maglia, a Trigoria, che non è appesa a nessun chiodo ma pesa più di tutte le altre. È la numero 10 della Roma.
L’ultimo a indossarla è stato Francesco Totti. Era il 28 maggio 2017, Roma-Genoa 3-2, l’Olimpico pieno fino all’inverosimile. Totti entra al 54′ al posto di Salah per l’ultima volta, poi quel giro di campo che è diventato storia. Con la Roma ha chiuso una carriera irripetibile: dal 1992 al 2017, 785 partite ufficiali, 307 gol e 205 assist, tutta la vita con gli stessi colori.
Quel giorno molti pensavano che la 10 sarebbe stata ritirata. È stato Totti stesso a dire di no. Per una ragione che spiega tutto il suo romanismo: “Non la ritirerei mai in via definitiva, sarebbe come negare un meraviglioso sogno ai bambini. Ogni giorno spero si manifesti un altro Totti. Uno nato a Roma, cresciuto a Roma, che scelga la Roma per la vita, per l’eternità“. E ancora: “È un simbolo troppo importante, va affidato solo a chi nella Roma, almeno potenzialmente, può giocare per quindici o vent’anni”.
Così, dal luglio 2017, per cinque stagioni intere nessuno ha più indossato la 10. Un vuoto voluto, rispettato da allenatori, presidenti e tifosi.
Il vuoto si è fatto rumoroso nell’estate del 2022, quando a Roma sbarca Paulo Dybala. L’argentino è svincolato dalla Juventus, Mourinho lo vuole, Tiago Pinto vola a Torino per chiudere. E porta con sé un’arma simbolica.
“Ci siamo incontrati con Tiago Pinto nell’ufficio che avevamo a Torino e lui venne con la maglia numero 10“, racconterà poi la Joya. L’idea del club era clamorosa: restituire subito la 10, e farla consegnare a Dybala da Totti in persona, davanti a 50mila persone, durante la presentazione.
È Totti, nel suo libro ‘Oltre’, a svelare cosa è successo davvero: “Quando Paulo è sbarcato a Roma, la società per vie indirette mi aveva fatto arrivare un messaggio. Avrebbero voluto affidargli la 10 e avrebbero voluto che a consegnargliela fossi proprio io”. La sua risposta è secca, affettuosa ma definitiva: “Se ne avete il coraggio, dategliela voi“.
Non è una bocciatura di Dybala. È una difesa del significato di quella maglia. “Roma non è Torino – spiega l’ex capitano -. Alla Roma ha fatto tre anni, dopo tre anni non puoi prendere la dieci, la numero dieci te la devi meritare”.
Dybala capisce. E sceglie. Non la 10, ma la 21. Una maglia che già conosce, che ha un suo peso, ma che non lo mette in competizione con un fantasma sacro.
Lo dirà con una frase che gli ha fatto guadagnare definitivamente la Curva Sud: “Il numero 10 della Roma sarà sempre Francesco Totti. Così come per Del Piero nella Juve. Alla Juve me lo chiese direttamente la società di indossare la 10 ed è stato un enorme piacere”.
Da allora la 10 è rimasta lì, sospesa. Ogni estate torna il like sui social, il vociare, il “e se quest’anno la prende?“. Ma la linea è chiara e condivisa: a Roma la 10 non si eredita in conferenza stampa. Si merita in 15 anni di storia.
