Cultura e territorio

Joseph Mertens: l’uomo che 58 anni fa riportò alla luce l’«Obscura Herdonea», la città sepolta

Precisamente 58 anni fa a partire da oggi, ebbero inizio gli scavi archeologici in provincia di Foggia, ad Ordona, condotti da una missione archeologica belga diretta dal professor Joseph Mertens e proseguiti senza alcuna interruzione per oltre trent’anni. Gli scavi sistematici riportarono alla luce la città romana: “Herdonia”.

1963 – L’archeologo illustra ad una giornalista dell’epoca la pianta di Herdonia e le mura di cinta che circoscrivono la città romana per una lunghezza di 1980 metri.
Costruita su uno dei promontori nord-occidentali dell’altopiano apulo, la città si estendeva per circa 20 ettari.

Joseph Mertens, giovane archeologo belga dell’Università Cattolica di Lovanio, arrivò in Italia già nel 1950 e da quel momento il suo rapporto con l’Italia fu ininterrotto. Egli dedicò oltre un trentennio della sua vita allo svolgimento di ricerche continuative a Herdonia, la città romana posta nel cuore del Tavoliere.

Chiamato dal prof. Fernand De Visscher, direttore dell’Accademia Belgica di Roma nell’immediato dopoguerra, egli iniziò ad effettuare gli scavi della colonia latina di Alba Fucens, avviati nel 1949, nel cuore dell’Abruzzo, a pochi chilometri da Avezzano.

Il 26 Novembre del 1962 ebbero inizio gli scavi archeologici di Herdonia, quando la missione archeologica belga coinvolse anche Ordona. 

Da quel memorabile giorno, per 40 lunghi anni (caso unico in Puglia) gli archeologi belgi, diretti dal prof. Joseph Mertens, hanno sistematicamente e meticolosamente estratto dal terreno dell’antica città dauna strutture e reperti, sfogliando strato dopo strato le pagine di una lunghissima storia sedimentatasi nel corso di non meno di due millenni.

Joseph Mertens, già impegnato nelle imprese di scavo ad Ordona, località “Contrada Cavallerizza”, durante un reportage del 1963 della tv belga, recuperato negli archivi televisivi.

Egli operò anche in altri paesi del Mediterraneo, per esempio la Turchia. Ma la sua ricerca e la sua vita sono state profondamente legate all’Italia e, in particolare, a due città antiche, Alba Fucens ed Herdonia, appunto, da lui scoperte ed indagate per molti anni.

Herdonia nel 2019.

Herdonia con la sua via Traiana fu in antichità un centro molto attivo del Tavoliere delle Puglie. Grazie alla costruzione della nuova via Traiana, infatti, la città conobbe la sua massima fase di sviluppo e prosperità in età imperiale, divenendo uno dei centri più fiorenti dell’antica provincia di Apulia et Calabria, molto prospera e popolosa.

Visuale parziale sul foro romano.

A testimonianza di ciò, ad oggi ci sono pervenuti i resti del fiorente nucleo romano della città: le rovine del foro, della basilica civile, dell’anfiteatro, del mercato cittadino (macellum), delle terme, delle locande (tabernae) e dei numerosi magazzini (le horrae) adibiti allo stoccaggio del grano, il tutto lungo la celebre via Traiana.

Un autore romano, Silio Italico definì Herdonia « Obscura ».

Joseph Mertens nei primi anni 90′.

Joseph Mertens ha rappresentato un’innovativa figura di archeologo militante, assiduamente presente sul cantiere di scavo e direttamente impegnato nelle attività di documentazione.

Gli splendidi e precisissimi disegni realizzati personalmente in tutti i suoi scavi, senza l’utilizzo della strumentazione tecnologica di cui si avvalgono gli odierni archeologi, documentano un rigore e una competenza tecnica e metodologica assai rari per quei tempi.

Appunti di J. Mertens, frutto delle sue ricerche; custoditi ed attualmente esposti
presso il Museo Archeologico di Ordona.

Seppur specialista del mondo romano, Mertens ebbe il pregevole merito di aver dimostrato abilità e spiccata preparazione anche per tutte quelle fasi dell’insediamento che sin dalla Preistoria fino al tardo Medioevo segnarono per sempre la località del sito, la cui storia plurimillenaria, grazie al suo lavoro è stata oggetto di uno studio analitico, metodologico e tecnico estremamente raro negli anni 60′ e 70′, tra i comuni archeologi.

Grazie ai cantieri di scavo condotti dal prof. Mertens si rese possibile lo svolgersi delle attività di ricerca per moltissimi studenti di archeologia, nonché la formazione, proprio ad Ordona, di personalità socialmente e culturalmente rilevanti dal punto di vista professionale.

Egli era affettuosamente benvoluto dagli abitanti di Ordona, ad esempio dai contadini ed operai con cui egli ha condiviso i suoi anni migliori. Ricordiamo, in particolare, il suo amico, coetaneo, nonché stretto collaboratore, Savino Piccolo, un operaio che lavorò al fianco del professore sin dagli esordi per oltre 30 anni e con cui era solito intrattenersi per un buon bicchiere di vino.

Joseph Mertens, assieme all’inseparabile moglie Claudine erano di casa ad Ordona, conoscevano tutti ed erano conosciuti da tutti, perfettamente integrati nella vita del paese.

Uomo molto apprezzato per la sua grande umanità e molto conosciuto per le sue doti scientifiche, fu direttore dell’Academia Belgica di Roma dal 1988 al 1993 e rappresentò un vero e proprio mentore per l’archeologia in Daunia.

Egli ha consegnato nelle mani sapienti dei suoi postumi quello che sarebbe stato destinato a diventare uno degli scavi archeologici storicamente più importanti al mondo, i resti urbani di una civiltà testimone della presenza di Annibale nell’Italia sud-orientale durante il periodo 217-212 a.C.

Ci si augura sempre che a breve gli scavi possano riprendere e che, soprattutto, possa rendersi possibile allestire, finalmente, il rinomato Parco Archeologico.

Prossima, inoltre, è l’intitolazione del Museo di Herdonia, situato nell’attuale “Via Savino Piccolo”, al grande archeologo belga.

Noemi Di Leva

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