La specie umana si è evoluta dal punto di vista della tecnologia e dei confort, ma a ben guardare ha fatto passi indietro su tante cose. Una fra tutte: la capacità di fare silenzio, di assaporare momenti di vuoto per ricaricare corpo e mente.
Di recente, alcuni scienziati ed esperti di psicologia hanno rivalutato l’importanza del silenzio per gli esseri umani. Non è un caso che, circa 2500 anni fa, Buddha aveva dichiarato che il silenzio è la strada maestra per raggiungere una profonda e autentica connessione prima con se stessi e poi con l’ambiente circostante.
Qualche secolo dopo, sull’argomento intervenne pure Sant’Agostino (354-430 d.C.) che nell’opera “Soliloqui” immaginava di parlare con se stesso per mettersi in contatto con la voce di Dio e quella del prossimo.
Contrariamente a ciò che si pensa di solito, il silenzio non è identificabile con qualcosa che manca, con un senso di vuoto o assenza. Il silenzio-come ha affermato il filosofo contemporaneo Antonio Catalano– è una forma di presenza più intensa. E’ proprio attraverso i momenti di vuoto che la parola può prendere forma, raggiungendo la soglia della verità.
Oggi viviamo in un mondo rumoroso, in cui stare in silenzio è diventato un vero e proprio lusso che pochi riescono a concedersi. Basti pensare che per trovare momenti di raccoglimento sono nate le c.d. “stanze del silenzio”, spazi in cui meditare o semplicemente starsene in pace senza parlare, dietro corrispettivo di un prezzo.
Gli scienziati asseriscono che il silenzio non è un optional nella nostra esistenza, bensì un’esigenza dell’organismo, e in particolare del cervello, per rigenerarsi completamente. Il silenzio ha numerosi e benefici effetti: migliora la qualità del sonno, regola la pressione sanguigna, controlla la frequenza cardiaca, riduce lo stress e l’infiammazione, potenzia il sistema immunitario.
Secondo un recente studio del Karolinska Institutet (Svezia) e del Norwegian Institute of Public Health, addirittura il silenzio aiuterebbe a perdere i chili di troppo. Pare che un’eccessiva esposizione al rumore faccia aumentare nell’organismo la produzione del cortisolo (ormone dello stress), il quale-in quantità elevate- provoca il deposito di grasso addominale.
Consapevole dell’importanza del silenzio per raggiungere un equilibrio psico-fisico, lo scorso Ottobre al Parlamento Italiano è stata presentata una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale del Silenzio.
Nell’accezione comune il silenzio viene considerato come “assenza di parole”. In realtà il silenzio implica anche il non rimuginare, ritornando sempre sugli stessi pensieri. A tale proposito il medico vietnamita Thich Naht Hanh (1926-2022) aveva scritto: “Il vero silenzio è quando si smette anche di pensare e ci si concentra sul respiro. Respirando in modo consapevole possiamo acquietare il rumore dentro e fuori di noi. Tuttavia, non pensare è un’arte che richiede pazienza e pratica: trovare qualche minuto al giorno per sedere in silenzio è l’esercizio più semplice. Anche camminare è un modo magnifico per sgombrare la mente”.
Se invece ci guardiamo intorno, nella vita di tutti i giorni, ci accorgiamo che la maggior parte delle persone si sente a disagio nel silenzio, o addirittura lo teme.
Potremmo dire che, in una società iperconnessa in cui la comunicazione non dà tregua, il silenzio è diventato un gesto di resistenza e libertà. Nel recuperare il silenzio sosteniamo la possibilità di non essere visibili a tutti, quindi tacere oggi è una forma di libertà a tutti gli effetti.
Si dovrebbe recuperare il silenzio anche nelle relazioni di coppia e in quelle di amicizia, dove spesso le parole si subiscono, oppure sono ridondanti. Basti pensare a quanti poeti e scrittori hanno esaltato l’amore come assonanza tra due anime che non hanno neppure bisogno di parlarsi, in quanto tra tante si sono riconosciute.
Anche i veri amici non hanno bisogno di lunghi discorsi per stare bene insieme, perché c’è una sintonia ed una complicità che va oltre l’utilizzo di vuote parole pronunciate “tanto per dire qualcosa”.
Interpretare il silenzio è una sfida: come appunto sottolinea il monaco Thich Nhat Hanh, “alcune persone sembrano silenziose, ma non lo sono davvero. Si trovano, semplicemente, altrove: non sono disponibili alla vita, a sé stesse o a te”. Comprenderlo può essere difficile, ma il bello è proprio questo: andare oltre le parole per percepire l’essenza.
