Cultura e territorio

Ad Herdonia delle terme non ancora scoperte

Herdonia, il cuore pulsante di Capitanata, conserva dei tesori archeologici inestimabili non ancora dissepolti.

Ad Herdonia gli archeologi da anni ipotizzano che, nell’ambito dello sviluppo urbano della città, le grandi terme sin’ora scavate e riportate alla luce possano essere state precedute da altri impianti termali, al momento attestati solo epigraficamente.

Ad Ordona, presso la famosa Masseria Cacciaguerra, in parte costruita su una cisterna romana, in latino “castellum aquae”, collegata all’acquedotto che riforniva la città di acqua, sono stati conservati vari pezzi architettonici, tra cui infatti, alcune epigrafi tutt’ora presenti sul posto, inalterate dai secoli (ampiamente presentate nella guida epigrafica di Silvestrini 1999).

Tra le epigrafi, vi è un’iscrizione, in particolare, assai suggestiva, monumentale e commemorativa che, un po’ nascosta dalla vegetazione imperante, segnala la presenza di un impianto termale, ad oggi non ancora scavato o dissepolto.

Iscrizione commemorativa che menziona il “BALNEUM” (scritta parzialmente nascosta dal fogliame), in latino “bagno”,
realizzata in onore dei quattuorviri quinquennali cui è attribuita la costruzione dell’impianto.

《Decimus Funius Gallus, figlio di Decimus, e Caius Rubrius Tintirius (o Tintirianus), figlio di Caius, quattuorviri quinquennali, per decreto dei decurioni fecero costruire un bagno (pubblico) dalle fondamenta ed essi stessi lo collaudarono》
(Silvestrini 1999, pp. 65-66, B1)

Recita così, tradotta dal latino, questa iscrizione che si riferirebbe a delle terme pubbliche situate nella medesima città romana, Herdonia.

La scritta, incisa nella pietra, sotto forma di dedica o intitolazione, rappresenta un’iscrizione onoraria, in memoria di coloro i quali, all’epoca, sovvenzionarono la costruzione dell’impianto termale.

Ad Herdonia, nella zona in precedenza occupata da magazzini sotterranei, nel dettaglio, situata tra il campus (luogo in cui era solito svolgere manifestazioni ginniche, giochi, gare e altre attività della vita cittadina) e la basilica civile, intorno alla metà del I secolo a.C. era attivo un impianto termale con un’ampia piscina.


Tuttavia, quest’iscrizione, databile nella seconda metà del I secolo a.C. e conservata tutt’oggi presso la Masseria, menzionerebbe un impianto termale fino ad oggi non ancora individuato con certezza dagli archeologi e non ancora riportato in auge.


Poichè gli impianti termali finora scoperti risultano essere o più antichi o più recenti alla datazione della stessa iscrizione, gli archeologi non sono riusciti ad individuare l’esatta collocazione delle terme menzionate nell’epigrafe.

È stato accertato, infatti, che il complesso termale che è stato riportato fin’ora alla luce ed oggi “visibile” ai visitatori, essendo di notevoli dimensioni, si estende anche oltre i confini dell’area indagata. Gli scavi, fin’ora svolti, infatti, hanno riguardato soltanto una parte dell’intero complesso termale, attraversato dalla Traiana.

Ma il dato che fa discutere più di tutti gli archeologi sono le strutture sottostanti alle terme, che potrebbero, secondo le valutazioni degli studiosi, nascondere un impianto termale antecendente a quello di età imperiale.

Ad di sotto del mosaico del portico termale sono state scoperte delle murature in bella opera reticolata, rese visibili agli archeologi per mezzo della fossa realizzata in età medievale per la disposizione di un silos granario.

Non è da escludere, dunque, che il cosidetto “balneum”, edificio non ancora identificato e menzionato in latino dalla grande epigrafe di Età Augustea, ad oggi conservata presso la Masseria Cacciaguerra, si riferisca ad un bagno pubblico, ancora più antico, rispetto all’impianto termale fin’ora studiato e conosciuto, che, con buone probabilità potrebbe trovarsi più in profondità e proprio al di sotto del complesso termale risalente ad età imperiale.

Tuttavia, và sottolineato che non si hanno certezze in merito, in quanto il complesso è stato documentato archeologicamente solo in parte. Ad esempio, non è stato definito ancora il suo margine settentrionale, risultato problematico.

La costruzione delle grandi terme nell’area prossima alla piazza forense, effettuata solo a seguito della costruzione della Via Traiana, probabilmente doveva andare in sostituzione dei “balnea” che sorgevano sul lato orientale della piazza, dismessi durante i nuovi lavori di riorganizzazione del foro romano.

Questo è quanto emerso, in breve, dallo studio della stratificazione urbana di Herdonia durante l’ultimo scavo.

Ciò che è certo è che quest’iscrizione, assieme a tutte le altre epigrafi presenti ad Herdonia, realizzate in onore di imperatori, quali Adriano, Settimio Severo, Caracalla e Massimino Daia e di cittadini insigni e benemeriti, quali in particolare esponenti della famiglia degli Arrenii, rimane ad oggi una delle testimonianze più importanti della nostra storia passata, forte motivo di vanto ed orgoglio per tutto il territorio di Capitanata.

Foto e articolo di Noemi Di Leva

Fonti: “Herdonia. Un itinerario storico-archeologico” di J.Mertens, G.Volpe. “Le Terme Pubbliche nell’Italia romana (II secolo a.C – fine IV d.C.)” a cura di Maura Medri.

Noemi Di Leva

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