Il Gruppo della Guardia di Finanza di Foggia ha eseguito un’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari emessa dalla locale Autorità Giudiziaria nei confronti del legale rappresentante di una società cooperativa attiva nel trasporto su strada, nell’ambito di un’inchiesta su un sistema di frode fiscale e bancarotta.
L’indagine prende le mosse da un più ampio filone investigativo su un consorzio con base in Emilia che avrebbe utilizzato una rete di cooperative per esternalizzare illecitamente la manodopera. I lavoratori risultavano formalmente assunti dalle cooperative ma operavano di fatto sotto la direzione del consorzio; i rapporti venivano mascherati con contratti d’appalto simulati finalizzati a occultare la reale potestà datoriale e gli obblighi contributivi e fiscali.
Le verifiche contabili hanno rilevato che il rappresentante legale della cooperativa avrebbe emesso fatture per operazioni ritenute oggettivamente inesistenti per oltre 5 milioni di euro, omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali e occultato le scritture contabili. Con condotte ritenute dolose e sistematiche, l’imprenditore avrebbe inoltre determinato lo stato di insolvenza della società, poi dichiarata in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Foggia.
L’azione illecita avrebbe fatto maturare alla cooperativa un’esposizione debitoria complessiva verso l’Erario e gli enti previdenziali superiore a 12 milioni di euro. I reati contestati includono violazioni fiscali previste dagli articoli 5, 8 e 10 del Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, nonché ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale ai sensi degli articoli 329 e 322 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
L’operazione rientra nelle attività istituzionali della Guardia di Finanza volte a contrastare le frodi fiscali e le violazioni economico-finanziarie, a tutela dell’ordine economico, della regolarità dei mercati e della competitività delle imprese.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e l’indagato, la cui posizione è al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, non può essere considerato colpevole fino alla eventuale pronuncia di una sentenza di condanna definitiva.
