Cultura e territorio

Quella storia di Vieste incisa sulla pietra: i ricordi di Tommaso Pastorella, custode del Gargano che fu

Nei suoi occhi azzurri la nostalgia di un passato fatto di sfide e successi nella terra in cui è nato. Tommaso Pastorella è uno dei pochi viestani nati e cresciuti nella perla del Gargano, la meravigliosa terra lambita dal mare, dove la pietra bianca si infiamma al tramonto.

Conosciuto dai più come Ninino, è stato il primo a dare l’impulso alla ristorazione turistica quando nessuno avrebbe mai scommesso sul Gargano come meta turistica. Poi, purtroppo, la vita cambia le carte in tavola: un intervento chirurgico andato storto lo ha immobilizzato. Un duro colpo per chi era abituato a darsi da fare, a gestire un ristorante e a coltivare tutte le attività collaterali al settore.

E’ una storia fatta di colpi di scena e di un destino che si intreccia con la stessa tempra della terra meravigliosa in cui è nato. E’ la storia di un passione che gli ha permesso di superare questo momento e a cui ha affidato i ricordi della sua terra, operoso con le mani ora che purtroppo le sue gambe non possono più condurlo dove avrebbe voluto.

STORIA DI UN’INTUIZIONE VINCENTE

Un paradiso selvaggio e poco conosciuto se non da un turismo vip di cui oggi ormai restano solo i fasti nei ricordi di chi l’ha vissuto: era così Vieste negli anni Sessanta, una costa incontaminata dove non esistevano nemmeno i ristoranti.

Almeno fino al 1966 quando il primo ristorante turistico aprì i battenti proprio su intuizione di Ninino: “Frequentavo l’università ma decisi di lasciare per dedicarmi alla ristorazione raccontauna scelta decisamente controtendenza, criticata dai miei amici dell’epoca. Fui definito un pazzo perchè non avrei avuto nessun ausilio come la luce e l’elettricità e nemmeno un frigorifero: illuminavo le sedute con i lumini a petrolio”.

E invece, la sua intuizione fu un successo: aperto da mattina a sera, il ristorante faceva circa mille coperti. I turisti rimanevano conquistati dal caciocavallo alla brace – si, è nato proprio qui – dalla bruschetta e dal pesce fresco e dalla carne locale.

Poi l’avvenimento che ha cambiato la sua esistenza, dalla cucina alla pietra, l’arte dell’incisione che è (ri)tornata nella sua vita dopo che, durante l’infanzia, un suo amico gli aveva mostrato questa tecnica.

LA STORIA DI VIESTE INCISA SU PIETRA

Per superare questo momento così doloroso, Ninino si è dedicato all’arte dell’incisione. Le lastre di pietra leccese su cui sono realizzate le sue opere sono scarti di diversa dimensione: i pezzi possono variare da quelle 50 x 35 a quelle 25 x 30. Le raffigurazioni?

Sono tutti ricordi, nessun soggetto riprodotto a vista. “L’ispirazione arriva dai miei ricordi di bambinosvela Nininoimmagini impresse nella mente: dagli antichi mestieri ormai scomparsi a scorci di Vieste che oggi sono completamente cambiati. Non pensavo che sarei mai riuscito a coltivare una passione del genere: il disegno era la materia che proprio non digerivo”.

Ninino infatti si è iscritto al liceo classico per evitare il disegno – alle scuole medie non brillava in quella materia – e poi ha scoperto di possedere questo talento che ha sviluppato da autodidatta. Le lastre sembrano un libro nelle sfumature dell’avorio dove scene di vita perduta si raccontano, oltre duecento raffigurazioni impresse per sempre sulla pietra a testimonianza di un passato fatto di semplicità e panorami suggestivi che, seppur oggi hanno mantenuto intatto il proprio fascino, hanno perso quell’incanto incontaminato del passato.

DALLA PIETRA DI LECCE ALLA SELCE

Curioso e osservatore, Ninino si è dedicato anche ad un’altra collezione che possiede un’interessante valore storico: quello delle armi in selce. “Ho scoperto per caso l’esistenza di questa pietra quando vidi due giovani chinarsi a raccogliere qualcosa dal mio terreno. Quel giorno ero andato per controllare il mio raccolto di granoturcoracconta l’artistae loro mi dissero che raccoglievano queso tipo di pietra per inviarla ad un farmacista”. E’ l’inizio di un’altra grande passione: oggi possiede un discreto numero di esemplari a testimonianza della presenza dei popoli antichi di passaggio a Vieste.

L’APPELLO: RILANCIARE L’ARTE E LA CULTURA

Attualmente le sue opere sono accatastate nel suo giardino, impolverate e accarezzate dal vento. Un vero peccato che gli occhi dei turisti non possano fruirne. “A Vieste sono passate tante civilità, non sono pochi i ritrovamenti di reperti che purtroppo sono stati spostati in altri musei, che sono andati persi oppure che sono ancora qui e non vengono valorizzatidenuncia Nininonelle Amministrazioni l’arte e la cultura rivestono sempre un ruolo di secondo piano”.

Ma, come si dice, nella vita non è mai troppo tardi: le sue opere aspettano solo qualcuno di buona volontà che voglia intraprendere un’iniziativa quale una personale oppure una collocazione ragionata all’interno degli spazi viestani dedicati. “Al momento non ho più l’entusiasmo per continuare: ho sempre scelto di non vedere le mie opere, le ho solo regalate agli amici più stretti – conclude – la gente non capisce l’impegno e il lavoro che c’è dietro per realizzare un’incisione. Ci impiegavo fino a trenta giorni. Ma vorrei riprendere perchè ce l’ho nel sangue.” Le opere di Ninino sono una testimonianza del passato, un valore inestimabile che non deve andare perso.

Dalila Campanile

Giornalista pubblicista, addetta stampa e digital PR. Sin da piccola non ho mai smesso di coltivare una delle mie più grandi passioni: la scrittura. Dopo l’esperienza di redattrice presso il giornalino scolastico delle scuole medie “Il SottoSopra”, ho capito che la mia strada sarebbe stata quella: non mi sono mai fermata, intraprendendo numerose collaborazioni con le testate locali, specializzandomi in articoli di costume. Poi sono arrivate le collaborazioni per gli uffici stampa e la comunicazione digitale. Dopo la laurea in legge – la mie materia preferite? Inevitabilmente Diritto Commerciale e Diritto delle Comunicazioni – ho seguito numerosi corsi di aggiornamento e specializzazione per affinare le mie doti comunicative. La mia missione? Far circolare le buone notizie e raccontare il bello che ci circonda, perché non bisogna mai darlo per scontato.

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