Foggia, uccise la moglie con quattro colpi di pistola: contestato il femminicidio, rischia l’ergastolo

Antonio Tommaso Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni, è accusato dell’omicidio della moglie Stefania Rago, 46 anni. Secondo la Procura, alla base del delitto il rifiuto dell’uomo di accettare la separazione. Contestati anche maltrattamenti reiterati.

FOGGIA – Si avvicina una nuova fase giudiziaria per l’omicidio di Stefania Rago, la donna di 46 anni uccisa a Foggia il 23 aprile 2026. Al marito, Antonio Tommaso Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni, è stato notificato in carcere l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il pubblico ministero Antonio Franzese contesta accuse che, in caso di condanna, potrebbero comportare la pena dell’ergastolo. Secondo la ricostruzione accusatoria, la sera del delitto Fortebraccio avrebbe sparato quattro colpi con la pistola d’ordinanza, una Glock calibro 9, da distanza ravvicinata, uccidendo la moglie nella camera da letto della loro abitazione, in via Salvemini. L’uomo si presentò successivamente in caserma dai carabinieri, che nell’abitazione trovarono il corpo della donna e l’arma utilizzata.

All’origine dell’omicidio, secondo quanto contestato dalla Procura, ci sarebbe stata la volontà della vittima di porre fine al matrimonio, dopo quasi trent’anni insieme. Nei giorni precedenti, Stefania Rago aveva infatti fatto convocare il marito dal proprio avvocato per avviare la separazione. Nel capo d’imputazione, il delitto viene descritto come un atto volto a limitare la libertà individuale della donna. A Fortebraccio vengono contestate anche aggravanti legate al rapporto coniugale e a presunti maltrattamenti precedenti, che sarebbero consistiti in pedinamenti ripetuti, controlli ossessivi del cellulare, espressioni denigratorie e ostacoli alla possibilità della moglie di svolgere un’attività lavorativa.

Dopo l’arresto, interrogato dal giudice per le indagini preliminari, l’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Martino, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Attualmente è detenuto nel carcere di Foggia. Nelle prossime settimane il pubblico ministero dovrebbe chiedere il rinvio a giudizio. Il procedimento potrebbe approdare davanti alla Corte d’assise nei primi mesi del 2027. La contestazione del reato di femminicidio, introdotto nel codice penale nel dicembre 2025, comporta, secondo quanto riportato, l’esclusione della possibilità di accedere al giudizio abbreviato.

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