FOGGIA – Prosegue il confronto pubblico tra Michele Panunzio e Giuseppe Ciuffreda, figli rispettivamente di Giovanni Panunzio e Nicola Ciuffreda, entrambi uccisi a Foggia negli anni Novanta. Al centro dello scambio epistolare c’è il tema della memoria delle vittime della criminalità mafiosa e, più in generale, il modo in cui viene raccontata la storia dell’antimafia foggiana.
Nella sua lunga lettera, Panunzio ribadisce innanzitutto la necessità di distinguere le due vicende. Secondo il figlio di Giovanni Panunzio, infatti, mentre l’omicidio di Nicola Ciuffreda è rimasto senza un contesto, un movente e responsabili accertati, la storia di suo padre sarebbe caratterizzata da un percorso preciso di denuncia del racket e collaborazione con le forze dell’ordine.
Panunzio ricorda quindi le denunce presentate dal padre contro gli estorsori, la scelta di non pagare il pizzo e il memoriale nel quale Giovanni Panunzio aveva documentato gli anni vissuti sotto il ricatto della criminalità. Una vicenda che, secondo il figlio, avrebbe avuto un ruolo determinante nelle successive indagini e nel processo che accertò per la prima volta l’esistenza della mafia a Foggia. Da qui la richiesta di tutelare quella che Panunzio definisce la «vera memoria storica» del padre, fondata – sostiene – su fatti, atti processuali e riconoscimenti ufficiali dello Stato. «La memoria di Giovanni Panunzio appartiene alla storia della lotta alla mafia del nostro Paese», afferma, chiedendo che non venga alterata o sovrapposta ad altre vicende.
La seconda parte della lettera allarga il confronto alla gestione della memoria antimafia nella città di Foggia. Panunzio respinge l’idea che l’attività della famiglia e dell’associazione intitolata al padre possa essere ricondotta a logiche faziose o partitiche. Il tema, sostiene, è più ampio: «il senso più profondo del fare antimafia». Secondo Panunzio, esisterebbero soggetti interessati a esercitare una forma di controllo sulla memoria antimafia, soprattutto attraverso la figura di Giovanni Panunzio. E avverte che una memoria utilizzata in modo distorto potrebbe diventare strumento di consenso, visibilità politica e potere.
In chiusura, Michele Panunzio lancia a Giuseppe Ciuffreda una proposta per riportare il confronto sui documenti: leggere e discutere pubblicamente l’ordinanza di archiviazione delle indagini sull’omicidio di Nicola Ciuffreda, insieme alle rispettive famiglie. «Potremo leggerla e discuterne in pubblico», scrive Panunzio, proponendo l’iniziativa come occasione di ricostruzione storica e di riflessione sui temi della memoria e dell’antimafia foggiana. La lettera è datata 18 agosto 2026.
