Foggia maglia nera d’Italia: è qui il reddito pro capite più basso

L'analisi conferma che la Capitanata è l'area del Mezzogiorno che fatica maggiormente a trasformare le proprie risorse in ricchezza distribuita per i cittadini.

FOGGIA – Non è solo una sensazione di povertà diffusa, ora ci sono i numeri – impietosi – a certificarlo. Il reddito delle famiglie italiane dal 2021 al 2023 sale in tutte le province tranne che a Foggia. Secondo l’ultimo report del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, la provincia di Foggia scivola all’ultimo posto della classifica nazionale per reddito disponibile pro capite. Con una media di appena 14.554 euro a testa, il territorio dauno si piazza in coda alle 107 province italiane, segnando un distacco abissale dalla vetta (occupata da Milano con oltre 36mila euro) e restando ben lontana dalla media nazionale di circa 21.000 euro. Il reddito disponibile rappresenta ciò che resta nelle tasche dei cittadini dopo aver pagato tasse e contributi: i soldi veri, quelli destinati ai consumi e al risparmio. Sebbene nel triennio 2021-2023 Foggia abbia fatto registrare una crescita nominale del 9,1%, l’aumento non è bastato a colmare il gap strutturale con il resto del Paese, complice un’inflazione che ha eroso potere d’acquisto proprio nelle fasce più deboli.

Il dato del Tagliacarne fotografa una Capitanata a due velocità: da un lato la resilienza del settore agricolo e le potenzialità turistiche, dall’altro un mercato del lavoro ancora fragile, segnato dal precariato e da un basso tasso di occupazione femminile e giovanile. Essere l’ultima provincia d’Italia per reddito pro capite significa, concretamente, una minore capacità di spesa delle famiglie, che si riflette inevitabilmente sul commercio locale e sulla qualità dei servizi.

Foggia non soffre solo nel confronto con il Nord, ma arranca anche rispetto alle “sorelle” pugliesi. Il divario con Bari e le province salentine resta marcato, confermando la Capitanata come l’area del Mezzogiorno che fatica maggiormente a trasformare le proprie risorse in ricchezza distribuita per i cittadini. La sfida per la classe dirigente e le forze produttive è ora quella di invertire una rotta che sembra tracciata, per evitare che la “maglia nera” diventi una divisa permanente per il territorio.

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