Foggia, incontro su scultura e scultori nella Capitanata del XIX secolo

Dal Neoclassicismo al Verismo nelle opere di Tito Angellini, Giovanni Tacca, Fedele Caggiano e Pietro Masulli.

FOGGIA – E’ in programma giovedì 23 aprile, alle ore 18:00, presso la sala Mazza del Museo Civico di Foggia, la conferenza di Gianfranco Piemontese – promossa dalla Delegazione FAI di Foggia – dedicata a scultura e scultori nella Capitanata del XIX secolo. Previsti gli interventi di Saverio Russo Presidente FAI Puglia e di Angela De Meo Capodelegazione FAI Foggia.

Da uno studio dedicato all’arte a Lucera tra Settecento e Ottocento, dove Gianfranco Piemontese aveva scoperto, tra l’altro, la presenza in questa città di un gruppo statuario in gesso di Tito Angelini: Il Genio Borbonico, il professore ha proseguito la sua ricerca allargandola ad un territorio più vasto come la provincia di Foggia, nell’accezione preunitaria della stessa. La presenza e la produzione di scultura del XIX secolo è documentata nell’Archivio di Stato di Foggia anche per importanti realizzazioni pubbliche. Dal 1828 al 1836 scultori attivi prevalentemente a Napoli, come Tito Angelini, ebbero in Capitanata diversi incarichi pubblici. Accanto al nome di Angelini, va ricordato anche quello di Giovanni Tacca, livornese formatosi tra la Toscana e Roma, e che fu attivo a Napoli fino alla sua precoce scomparsa. Dello scultore toscano delle due opere un tempo presenti a Foggia ne è rimasta una sola. Di Angelini e del Tacca sono le statue colossali dei reali Ferdinando II, della moglie Maria Teresa d’Austria e del padre Francesco I, mentre la statua della regina madre Maria Isabella fu realizzata dallo scultore toscano Giovanni Tacca.

A questi due nomi si aggiunge quello di Fedele Caggiano, di Buonalbergo, provincia di Benevento. L’artista, dopo la formazione avuta a Roma presso lo scultore Pietro Tenerani, fu attivo in Campania ma soprattutto a Foggia e in Puglia, dove si conservano diverse opere. L’altra figura è quella di Pietro Masulli nato a Candela, formatosi a Napoli, dove, al pari dello scultore Tito Angelini, aveva lo studio preso il Reale Albergo dei Poveri. La produzione scultorea della prima metà del XIX secolo sarà destinata agli edifici pubblici, le chiese e i cimiteri, che a partire dal 1819 saranno luoghi in cui verranno realizzate sepolture monumentali con larga partecipazione di artisti. Di questa esperienza si avranno delle testimonianze relative alle città di: Foggia, Cerignola, Manfredonia, Lucera, Candela.

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