FOGGIA – Nel giorno in cui a Roma si chiude la Porta Santa della basilica di San Paolo fuori le mura, nella basilica Cattedrale di Foggia, in contemporanea con tutte le altre Cattedrali del mondo, così come stabilito dalla bolla Spes non confundit, si chiude l’Anno Santo a livello diocesano.
In questi mesi, tanti fedeli si sono recati nelle sette Chiese giubilari disseminate sul territorio diocesano (la Cattedrale di Foggia, la Concattedrale di Bovino, le parrocchie di San Giovanni Battista e dei Santi Guglielmo e Pellegrino in Foggia, il Santuario dell’Incoronata, la cappella del Policlinico di Foggia e la cappella della Casa Circondariale in Foggia, quest’ultima solo in occasione delle visite dell’Arcivescovo Metropolita, ndr).
Ieri sera in centinaia si sono stretti in preghiera attorno all’Arcivescovo che, con una solenne concelebrazione eucaristica stazionale, conclude il Giubileo della Speranza. Una celebrazione gioiosa, svoltasi alla presenza delle Autorità civili e militari del territorio e conclusasi col canto de Te Deum, con la quale i fedeli presenti hanno potuto ottenere l’Indulgenza plenaria secondo le indicazioni stabilite (Confessione, Comunione sacramentale e preghiere secondo le intenzioni del Santo Padre, ndr.)
Nella sua omelia, mons. Ferretti ricorda il pellegrinaggio giubilare a Roma, il passaggio della Porta Santa della basilica vaticana e le preghiere per la salute di Papa Francesco. Un momento intenso di preghiera che, sottolinea l’Arcivescovo, “ha ridato slancio” a “tutte le iniziative e le celebrazioni di quest’anno”. Iniziative giubilari che “hanno avuto un solo anelito: quello di avvicinare ogni uomo e donna della nostra terra Cristo e di farci prossimi noi a loro”.
“In quest’anno – il monito del presule – ci siamo sentiti uniti tra noi e solidali con la nostra terra e con i suoi abitanti. Solidali con i poveri, i migranti, chi vive per strada, chi è anziano, malato, carcerato. Abbiamo allargato le braccia della nostra accoglienza e siamo usciti per strada la sera, siamo andati nei ghetti dei migranti che sono la vergogna della nostra provincia. Abbiamo aperto le porte delle nostre parrocchie e realtà ecclesiali all’accoglienza”. “Noi crediamo che «religione pura e immacolata, agli occhi di Dio e del Padre, è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni e conservarsi puri da questo mondo»”, aggiunge citando la lettera di Giacomo.
“Siamo convinti che malgrado il peccato di ciascuno di noi, la Chiesa sia la sacra famiglia che il Signore si è scelto. E questa famiglia è per tutti. Nessuno ne deve essere escluso per la nostra pigrizia, accidia, rassegnazione”, prosegue l’Arcivescovo che torna poi a parlare del restauro del Sacro Tavolo dell’Iconavetere: “Con rinnovata fede la vogliamo riprendere con noi, anche fisicamente quando la sua immagine tornerà restaurata da Firenze. Bella come una sposa, lucente come una imperatrice, Vasilissa, Signora di Foggia e del Mondo, Madre del Salvatore. La vogliamo onorare maggiormente e la vogliamo mettere al centro della nostra Chiesa e di questa terra. La vogliamo mostrare agli uomini e alle donne, perché attraverso i suoi occhi vedano la tenerezza della Madre di Dio, si sentano da essa abbracciati come il bambino che porta in braccio e mostra al mondo, sentano che l’amore nella Chiesa, che è madre, è più forte della morte”.
“Ora guardiamo avanti, al tempo che viene, senza timore, saldi nella fede, certi nella speranza, fratelli di tutti nella carità. Preghiamo per la pace nel mondo, quella pace che oggi sentiamo riempire il nostro cuore, perché la parola di Cristo abita in noi con tanta ricchezza. La Porta Santa del Giubileo si è chiusa ma in verità, in quest’anno, le porte del nostro cuore e della nostra Chiesa si sono aperte di più alla speranza di Cristo e all’amore per gli uomini”, conclude l’Arcivescovo.
Tutte le offerte raccolte durante la celebrazione, quale segno giubilare di speranza, verranno devolute a sostegno del progetto “Emergenza freddo” curato dalla Caritas diocesana.
